«Un grande sportivo, un grandissimo uomo»
Molti varesini piangono la scomparsa di Liedholm. I ricordi di chi giocò e lavorò con lui: Sogliano, Carmignani, Vedani e altri
Il cordoglio per la scomparsa di Nils Liedholm è grande a Varese, quella che è stata la sua città per due stagioni. Tante le persone che, a diverso titolo, hanno avuto a che fare con il "barone", unanime il giudizio: se n’è andata una persona che sapeva coniugare le qualità di uno sportivo, con un’umanità e una personalità davvero rare.
RICCARDO SOGLIANO – «Ho appena saputo la notizia e sono molto dispiaciuto» spiega il patron del Varese 1910 che nel passato fu allenato da Liedholm e poi lavorò con lui alla Roma in qualità di direttore sportivo. «Al di là di un lungo rapporto professionale ci legava una sincera amicizia. Anche in questi ultimi tempi ci sentivamo 2 o 3 volte all’anno, l’ultima un paio di mesi fa e mi spiace che ultimamente di non essere riuscito ad andare a trovarlo a Cuccaro un’ultima volta. Con Liedholm il mondo del calcio perde un grande personaggio sia dal punto di vista tecnico sia umano. E poi – chiude Sogliano con un sorriso – uno che diceva che io ero un giocatore da Nazionale».
PIETRO CARMIGNANI – È scosso e dispiaciuto per la notizia della scomparsa di Nils Liedholm Gedeone Carmignani, vice allenatore del Varese e uomo di campo, tant’è che l’ex portierone di Varese, Napoli e Juventus parla dagli spogliatoi del Franco Ossola dopo l’allenamento dei piccoli biancorossi: «Era una grande persona – spiega -, un maestro nella vita e nello sport. Sono legatissimo a lui, alla sua famiglia, a sua moglie e a suo figlio. Ci ha cresciuti quando eravamo piccoli, ho fatto due anni splendidi con lui, vinto la serie B e fatto un decimo posto in A. Ricordo una volta a Forte dei Marmi quando io e Riccardo Sogliano ci prendemmo sotto come due galletti in mezzo al campo e lui con le sue braccia forti venne e ci divise dicendo “prima ve la prendete con me tutti e due, poi se ne avete ancora ve la vedete tra di voi”. Era un uomo di spirito, prodigo di consigli, non voleva mai perdere: gli allenamenti nei quali giocava, se stava perdendo, duravano fino a quando faceva buio. Sono molto triste, è come se stasera avessi perso un pezzo della mia vita sportiva».
GIORGIO MORINI – «Come allenatore era un maestro, metteva a proprio agio ogni giocatore e sapeva come parlare in campo e fuori». Così racconta il responsabile del settore giovanile del Varese, ex giocatore che ha avuto Liedholm come trainer due anni a Varese, due a Roma e tre al Milan: «Come uomo era un filosofo, aiutava tutti a risolvere i problemi anche nei momenti più difficili. L’ho ritrovato quando abitava a Roma e successivamente nella tenuta di Cuccaro. Ultimamente sapevo che non stava bene, mi dispiace molto».
PIERFAUSTO VEDANI – «Un grande maestro di calcio», così Pierfausto Vedani, ex direttore della Prealpina e ai tempi redattore sportivo del quotidiano locale ricorda il tecnico svedese. «Mi rimane di Liedholm un bellissimo ricordo: un uomo che venne a Varese per riportare la squadra in serie A dopo la retrocessione e vi riuscì con successo. Puntò molto sui fondamentali dei giocatori, era un costruttore di gioco e un cultore della zona. Dal punto di vista umano era un signore: un grande maestro; una persona estremamente educata e colta: amava collezionare pittori contemporanei».
PIETRO MAROSO – «Quando Liedholm allenava il Varese io ero tecnico delle giovanili: lo vedevo in campo e lo osservavo con attenzione per provare a carpire qualche segreto visto che era un grande maestro per tutto il calcio mondiale». A parlare è Peo Maroso, l’unico a riportare in A il Varese dopo il Barone. «Liedholm era eccezionale in tutto e i risultati parlano per lui. Inoltre aveva un modo di fare stupendo: sempre pacato, squisito, composto. Un vero signore del calcio. A Varese fece bene, lanciando tra l’altro Bettega e altri giovani interessanti».
SILVIO PAPINI – «Lo dicevo prima a Lepore – spiega Silvio Papini, oggi ds del Varese e ragazzino delle giovanili al tempo di Liedholm allenatore biancorosso – Forse con me è l’unica volta che si è sbagliato: pensava potessi diventare un buon giocatore e invece non sono mai arrivato dove sono arrivati tanti altri. Di lui ricordo il comportamento fuori dal campo: era un vero signore, un esempio, per noi giovani un vero mito».
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
Felice su Ferito con un machete sul lungolago: agguato nella notte a Laveno Mombello
Fabrizio Tamborini su Ferito con un machete sul lungolago: agguato nella notte a Laveno Mombello
Felice su "Ciak si gira!", alla scuola Mazzini di Varese le riprese del nuovo film di Emanuele Mattana
lenny54 su Il sindaco di Besnate in Ucraina: «A Odessa problemi ordinari in una situazione straordinaria»
principe.rosso su Il sindaco di Besnate in Ucraina: «A Odessa problemi ordinari in una situazione straordinaria»
Felice su Ospedale di Comunità di Somma Lombardo ai privati, Astuti (Pd): "Decisione calata dall’alto, ulteriore colpo alla sanità pubblica"






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.