Blitz contro la banda armata che terrorizzava il Varesotto

Arrestate 9 persone, un gruppo di rapinatori che colpivano banche, uffici postali e anche ville. Indagine dei carabinieri

Il proprietario di una villa del milanese è quello che se l’è vista peggio: gli avevano rotto la testa e rubato la macchina.  Ma loro non facevano complimenti: durante l’arresto uno della banda aveva una pistola sotto il cambio, e chi si opponeva alla rapine era minacciato, sequestrato, picchiato. Determinati, scaltri, gente del mestiere, i “bravi ragazzi”, come li hanno chiamati i carabinieri (operazione ‘Bravi ragazzi’) hanno compiuto, secondo le accuse, 13 colpi in quattro mesi a Varese, Milano e dintorni. Con una specialità: la rapina all’ufficio postale di Oggiona S.Stefano, assaltato per ben tre volte, sempre con la stessa modalità, passamontagna e pistola.
Se non fosse stato per l’indagine del reparto operativo dei carabinieri di Varese e della procura di Busto Arsizio, la banda sarebbe ancora in giro. Invece questa mattina sono stati tutti raggiunti da ordinanza di custodia cautelare e portati in carcere tra Varese, Busto Arsizio e Milano san Vittore, con l’accusa di concorso in rapina aggravata e continuata, porto e detenzione abusiva di armi, ricettazione.

Agivano tre alla volta, raccontano il comandante provinciale, colonnello Claudio Criscuolo, il comandante del reparto operativo, tenente colonnello Valter Renzetti, e il comandante del nucleo operativo, tenente Enzo Molinari. Ma erano in tanti ad essere sempre a disposizione per i colpi. Bastava una chiamata e si faceva la squadra per la rapina. Ma è la poca fantasia a metterli nei guai. Il 4 maggio scorso viene assaltato per la terza volta l’ufficio postale di Oggiona S.Stefano, un edificio appetibile poiché non è dotato di difese automatiche.
I testimoni raccontano che, come altre volte, uno dei banditi aveva un accento siciliano. Seguendo le tracce dei rapinatori, i carabinieri si imbattono in una signora della zona, che racconta quel che sa: «Li ho visti che si scambiavano le macchine, hanno lasciato una Golf e preso una Mercedes». Il testimone descrive la macchina come si deve, e i carabinieri la individuano. È una vettura intestata a una donna di Catania che ha un figlio, Orazio Donato, 34 anni, con precedenti per rapina. Secondo gli inquirenti è lui l’uomo dell’ufficio postale. Il 10 maggio Donato viene fermato dalla Polizia stradale di Arezzo mentre torna in Sicilia: nascosta sotto il cambio ha una pistola Cal 9×21 carica, matricola abrasa, un’arma che, si sospetta, è comparsa in vari colpi su cui i carabinieri stanno indagando. Da quel fermo, i carabinieri tirano un filo che, a cascata, fa cadere uno dopo l’altro gli altri componenti della banda. Basta guardare il traffico telefonico del presunto rapinatore siciliano: il suo cellulare era acceso a Oggiona S.Stefano il giorno della terza rapina alla posta, poi le sue chiamate sono rivolte verso una serie di persone che i carabinieri arrestano, una dopo l’altra. Sarebbero telefonate "di lavoro". Un lavoro da professionisti.

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Pubblicato il 04 Dicembre 2007
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