Piazza Vittorio Emanuele, il PD: “Agiamo secondo l’interesse pubblico”
Il Partito Democratico ribadisce la contrarietà al quesito referendario incentrato sull'autosilo, rispondendo a Città ApertA
Riceviamo e pubblichiamo
Cari Amici di Città Aperta,
un invito al dialogo e alla chiarezza delle rispettive posizioni non può che far piacere.
Siamo contenti che si risponda positivamente alle nostre sollecitazioni a discutere del Progetto integrato di Intervento di Piazza Vittorio Emanuele II, che la stampa riportò cortesemente a metà del mese scorso.
Grazie per avere risposto.
La contesa di questi giorni tra il Sindaco Farioli e Giampiero Rossi la lasciamo ai diretti interessati, com’è giusto che sia.
Rispondiamo alle Vostre domande e lo facciamo come PD, vale a dire come persone di diversa provenienza partitica e non.
Lavoriamo insieme con entusiasmo e passione alla costruzione di un’esperienza mai sperimentata in queste proporzioni, in cui ciascuno porta la propria disponibilità ideale di politica e di vita, consapevole di posare un tassello utile a quella comune sintesi che vuole essere l’ambizione culturale della casa del Partito Democratico.
Non bussate alla porta di una componente, che ha partecipato a questa straordinaria innovazione politica.
Non potrebbe risponderVi nessuno: la storia va avanti, non torna indietro mai.
Entrando nel merito, sottolineiamo una volta di più un concetto che traduce il nostro modo di lavorare e che sembra ad alcuni di difficile comprensione.
Se qualcosa va nell’interesse generale della città, non diciamo sì alla maggioranza che attualmente governa, bensì a quell’interesse pubblico che una forza politica deve avere come punto di riferimento.
Quando diciamo no, è ancora quell’interesse generale che ci muove.
L’aprioristico “signor no” di un certo modo di fare opposizione, non è nostro.
Può dispiacere a qualcuno, ma è legittimo e politicamente etico.
Anche se non risponde ai canoni di chi brandisce la propria personale concezione della morale nella battaglia politica.
Il referendum è uno strumento democratico di partecipazione alla vita di una collettività.
A chi lavora per questo va la nostra stima e considerazione.
Qual è il problema?
E’ che il quesito di questo referendum non ci trova d’accordo.
Le ragioni le abbiamo espresse nel documento del Novembre scorso.
Grazie per aver accolto l’invito al dialogo, ma alcune risposte lì le avreste dovute già trovare, se eravate interessati alla nostra posizione.
La sintesi di allora e di oggi è questa (chi volesse l’intero documento può richiederlo):
“quando si parla di Piazza Vittorio Emanuele, riteniamo inadeguato limitare il dibattito al solo spostamento del monumento o ai presunti inconvenienti derivanti dalla realizzazione del parcheggio; il vero punto di riferimento è la valorizzazione del centro storico nella sua complessità e interezza. Di tutto questo dobbiamo discutere:del complesso che verrà a determinarsi, e di come alcuni aspetti – positivi o negativi – vengono a integrarsi nella discussione complessiva.
Lavoriamo e ragioniamo per capire se è una proposta concreta, fattibile e opportuna.
Discutiamone, senza toni catastrofici, allarmismi e accuse prive di senso.
Costruire la figura del nemico se le posizioni non coincidono è, prima ancora che incomprensibile, un danno fatto nei confronti dei cittadini della nostra città.
Si aspettano un dibattito che convinca: sulla base delle idee, non delle grida”
Come si può vedere, il PD non è afasico. Probabilmente si è rivolto a chi non voleva ascoltare.
Decideremo autonomamente, lontani da ogni inquisizione, le posizioni da assumere in relazione al referendum.
Siamo ancora a disposizione per chiarimenti, non solo mediatici, anche se capiamo che danno maggiore pubblicità.
Grazie, e a presto.
P.S.
Abbiamo visto i film che citate, e letto i libri di Calvino ( e Sturzo, e Don Milani, e Gramsci e De Gasperi, e Arendt, e Gobetti e Lombardi e Amendola…. La maestra non è poi così insoddisfatta di noi…).
Abbiamo partecipato alle grandi battaglie sociali.
Muovere verso il Partito nuovo significherà anche rafforzare un nuovo senso d’appartenenza e un’identità politica.
Le nuove generazioni, che vogliono scoprire e costruire il riformismo, trovano già oggi da soli alcune risposte.
Le trovano in Barak Obama quando invita all’audacia della speranza.
Le trovano in Anna Politkovskaya e nel suo amore per la libertà e la verità.
Le trovano nell’economista Yunus e nel riformismo del suo microcredito.
Le trovano in personalità come David Grossman, nella sua umanità e nel suo coraggio per la pace.
Le trovano nel premio Nobel per l’economia Stigliz, e il suo ridimensionamento del mercato e del potere dell’informazione e delle multinazionali.
Le trovano in Roberto Saviano e il suo Gomorra.
Questo è ciò che sta accadendo. Sta a noi, ora, decidere quale rotta compiere.
Cesare Pavese scriveva:
“L’unica gioia è cominciare. E’ bello cominciare, sempre, ad ogni istante”.
Siamo convinti che proprio per la passione civica del nostro impegno, anche per noi, sia venuto il tempo di tornare a cominciare.
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