Emozionare con il ricordo

Questo il senso dello spettacolo dedicato ad Angelo Castiglioni, ex deportato nei lager, e tenutosi nello stesso edificio di piazza Trento e Trieste in cui i fascisti lo torturarono

La memoria si è fatta dramma teatrale nel più puro senso del termine domenica pomeriggio alla sede di Piazza Trento e Trieste del Liceo Artistico, con lo spettacolo "Dedicato ad Angelo" che ricordava le peripezie di Angelo Castiglioni (foto), per tutti Angioletto, deportato nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale. Uno spettacolo emozionante e sentito, e non poteva esserre diversamente, quello curato da Delia Cajelli e messo in scena da Davide De Mercato, Valentina Brivio, Ambra Greta Cajelli, Gianluigi Colombo, Gerry Franceschini, Giorgio Paiano e Anita Romano. 

Accompagnato da testi di Primo Levi, Elie Wiesel e Simon Wiesenthal, si è dipanato un ricordo a tutto tondo di un’esperienza sconvolgente, quella che si abbattè sul giovane patriota Castiglioni: l’arresto come "bandito" (partigiano), le crudeli torture subite nello stesso edificio in cui si è tenuto lo spettacolo, allora temuto comando nazifascista; la deportazione, il terribile lager di Flossenbürg con il lavoro disumano, i crematori, la fame, i tanti compagni visti morire; la "marcia della morte", ultima efferata crudeltà escogitata dai nazisti per finire i loro schiavi, la salvezza insperata, il ritorno e l’incredulità generale per un orrore così grande, l’inferno sulla terra, che non si pensava fosse possibile.

Ad Angioletto toccò la sorte che Primo Levi sognava la notte in attesa del momento penoso del risveglio: non essere creduto. Sconvolto dalle sofferenze viste e subite nei suoi quattro mesi di prigionia (tanto bastò a segnarlo per sempre, la prigionia era "scientificamente" studiata per portare alla tomba esseri umani in pochi mesi), fu preso per folle. Fu solo con colpevole ritardo, come per un pudore sopravvenuto col tempo, che la società prese atto di avere in lui e in altri sopravvissuti ai campi della morte un patrimonio di storia vivente – e vissuta sulla propria pelle. Da qui il grazie sincero ad una figura che negli anni ha sempre voluto parlare più di quello che vide patire agli altri che non di se stesso, volendo farsi non vittima che si lamenta, ma testimone che racconta, obbedendo alla richiesta dei compagni morenti. Il tutto subendo talvolta offese indegne (ricordate anche nel testo dell’opera teatrale), perchè la verità fa male e c’è chi per ignoranza, debolezza o malafede, non sopporta che venga detta.

Lo spettacolo di ieri all’Artistico è stato seguito da un gran numero di ragazzi: assente quasi del tutto la politica, rappresentata solo dai consiglieri ulivisti Pecchini e Grandi e dal presidente di An Luca Rossi. Il Teatro Sociale ha poi proposto questa mattina per le scuole quello che è ormai un classico: il recital "Se questo è un uomo" della compagnia AT.Theatre, tratto dal celebre romanzo di Primo Levi, esempio non solo di racconto asciutto e forte della vita e della morte ad Auschwitz, ma di alta letteratura, da parte di uno dei più grandi scrittori novecenteschi in lingua italiana.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 28 Gennaio 2008
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