La politica non è fatta solo di sputi. Il Pd si dà un codice etico

Giorgio Grasso, costituzionalista e docente dell'università dell'Insubria, fa parte della commissione ristretta incaricata di individuare una serie di norme che regoleranno la vita del Partito Democratico

Etica, morale, senso dello Stato, rispetto delle regole, da una parte. Sputi, insulti,  raccomandazioni e sperpero di danaro pubblico, dall’altra. Sono le due facce della politica: quella che sta sul piano del dover essere (un miraggio) e quella reale, sempre più arroccata sui propri vizi e privilegi. Mentre fuori dal palazzo la gente, quella comune (bruttissima definizione), tira avanti con fatica. Poiché la soluzione non puo’ essere un secondo scontro con la magistratura, il Partito Democratico ha tentato di sanare la situazione con un rimedio omeopatico, ovvero trovando la forza moralizzatrice al proprio interno. Veltroni e compagnia hanno dunque deciso di darsi un codice etico e una commissione, formata da un gruppo di esperti, politici, saggi e esponenti di spicco della società civile, sta lavorando in questo senso. Il cuore di questo lavoro è elaborato da un comitato ristretto, di cui fa parte anche Giorgio Grasso, professore e costituzionalista dell’Università dell’Insubria, sta elaborando il testo finale.

Professore, quanto hanno influito le ultime vicende sulla decisione di stilare un codice etico?
«I casi Cuffaro e Mastella sono sullo sfondo. Quella di avere una serie di norme che regolassero i rapporti e i comportamenti dei politici all’interno del Partito Democratico è un’esigenza della politica che esisteva da prima».
Di quanti titoli è composto il codice e quali sono i punti più qualificanti?
«È diviso in sei parti e sono contenute quelle norme che dovrebbero essere alla base della vita di un partito politico».
Ad esempio?
«Non potranno essere candidate  persone che hanno compiuto una serie di reati, come quelli legati ai reati di mafia, il divieto di cumulo delle cariche politiche, tenere tendenzialmente separate le cariche politiche e le cariche partitiche, evitare il conflitto di interessi, il contenimento delle spese elettorali, l’affermazione del principio di responsabilità personale e di autonomia della politica. Inoltre, nell’ottica di una democrazia paritaria, favorire la partecipazione delle donne permettendo di conciliare i tempi della politica con quelli della vita privata».

Serviranno a rendere migliore la politica?
«Fissare delle regole per chi fa politica è importante. Ci sono comportamenti che se anche non rilevano sul piano penale, dovrebbero essere evitati per una questione di decenza, buon gusto, trasparenza e per essere d’esempio per i cittadini. E soprattutto devono essere regole che valgono per tutti».
Quando si riunisce la commissione e a che punto siete con il codice?

«Prossima riunione giovedì. Ormai siamo in dirittura di arrivo».

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Pubblicato il 30 Gennaio 2008
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