Legambiente: ”Occorre rivedere e differenziare le prospettive di sviluppo del territorio di Malpensa”

Le cause del problema Malpensa secondo il circolo cittadino di Gallarate dell’associazione ambientalista

Riceviamo e pubblichiamo

Ridefinire il ruolo di Malpensa è d’obbligo, con l’entrata in gioco di AirFrance:comunque si voglia vedere la situazione attuale, e fuori da ogni polemica più o meno strumentale ad un gioco delle parti tra Lombardia e Governo centrale, occorre partire da un dato certo e positivo, e cioè che la compagnia francese è un partner commerciale di grande solidità e affidabilità. Nel nuovo disegno che potrebbe derivare per l’aeroportualità lombarda, divengono ineludibili gli argomenti delle molte critiche che in questi anni sono state mosse al ‘modello Hub’ da autorevoli analisti e operatori del settore, critiche che, lette in positivo, devono servire a rilanciare il sistema aeroportuale del nord Italia, valorizzando ed integrando le specializzazioni dei singoli scali, migliorandone i reciproci collegamenti ferroviari. Allo stesso tempo occorre operare per la risoluzione degli irrisolti problemi ambientali e territoriali del basso varesotto ma anche del novarese, rilanciando il protagonismo territoriale del Parco del Ticino, senza dimenticare le problematiche occupazionali, in particolare quelle legate al precariato così presente in molti settori legati all’indotto aeroportuale, i nodi della carenza di infrastrutture ferroviarie, i limiti di accessibilità da cui è afflitto il territorio dell’aerostazione.

La crisi di Malpensa non è solo conseguenza degli eventi attuali: se fosse cosi’ il vuoto lasciato da Alitalia sarebbe immediatamente rimpiazzato da altre Compagnie aeree. L’incertezza di oggi è frutto, certo, del dissesto della compagnia di bandiera, giunta al capolinea dopo anni di sostegno clientelare, ma anche di non sempre accorte gestioni all’interno di SEA, a partire dal cronico disavanzo di SEA Handling Spa, alle inefficienze nei servizi aeroportuali, oltre che alle dimensioni ipertrofiche degli investimenti e delle pressioni per un ampliamento dell’aeroporto che ora richiedono di essere rivisitate all’interno di un nuovo patto sociale e ambientale con le aspettative di sviluppo del territorio.

Occorre definire un nuovo programma di priorità per lo sviluppo dell’area di Malpensa, scrivendo nuove regole, obiettivi ed azioni che si configurino come una generale revisione del Piano d’Area Malpensa, considerando gli impatti complessivi (ambientali, economici e sociali) della funzione aeroportuale in relazione al sistema territoriale varesotto e delle province contermini.

L’approccio al "problema" Malpensa deve essere di tipo integrato rispetto ad un quadro di sostenibilità ambientale e ad un’economia industriale e terziaria che deve riscoprirsi plurale, con la consapevolezza che rispetto alle promesse di 130.000 occupati dall’indotto aeroportuale il dato si è assestato su un dato di 40.000 addetti, che configurano una realtà occupazionale significativa ma di profilo ben più modesto rispetto alle previsioni. Oggi occorre rispondere alle esigenze dei lavoratori soggetti alle conseguenze di inevitabili ristrutturazioni chiedendo al Governo di intervenire con opportuni ammortizzatori sociali, ma anche sviluppare programmi e definire azioni che possano esprimere alternative di sviluppo economico locale.

Alla luce dell’incerto scenario di sviluppo aeroportuale diventa opportuno che le Regioni e gli enti locali interessati rivedano previsioni e progetti di sviluppo infrastrutturale ed urbanistico prevedendo nuovi interventi solo a fronte di una domanda reale e verificabile: occorre assolutamente evitare che, al problema di gestione della crisi aeroportuale, si sommi a breve l’emergenza di un territorio occupato da insediamenti, infrastrutture ed attività dimensionate al di fuori di un reale bisogno.

Avviare un nuovo piano d’area è dunque necessario per evitare di replicare gli errori progettuali e urbanistici del recente passato, in cui la crescita del volume di traffico è avvenuta al di fuori di previsioni concordate (con un numero di passeggeri più che doppio rispetto al preventivato), la crescita dell’aerostazione è avvenuta per addizioni progressive, i livelli di emissioni acustiche e di inquinamento atmosferico hanno spesso superato ogni soglia di tolleranza (anche a causa di una flotta, quella di Alitalia, caratterizzata da vecchi e rumorosi modelli di velivoli come gli MD80), si sono sistematicamente elusi gli obblighi relativi alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i nuovi cantieri, si sono prospettati ampliamenti infrastrutturali nefasti per la tutela del territorio, a partire dal progetto della Terza Pista che sarebbe stata una vera pietra tombale per il Parco del Ticino. Un nuovo piano, corredato da una Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S), è requisito indispensabile per la considerazione degli impatti complessivi dello sviluppo dell’aerostazione e del suo indotto.

Per concludere riteniamo che Malpensa, riportata ad un livello più compatibile con il territorio, potrebbe finalmente aprire un nuovo e positivo capitolo nella storia di quest’area tra Lombardia e Piemonte. Potremmo, abbandonando l’attuale e deleterio sistema “malpensocentrico”, assecondare un modello di sviluppo aeroportuale integrato con le opportunità e le aspettative di sviluppo del territorio.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Gennaio 2008
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