Rapisce l’ex convivente, la libera e si getta sotto il treno

Una vicenda dai contorni cupi dietro la tragedia di questa mattina. L'uomo, che è stato ritrovato cadavere accanto ai binari, aveva sequestrato la donna che era in compagnia della figlia di dieci anni

C’è una storia tragica dietro il suicidio sui binari a Gallarate. Una vicenda umana conclusa con un gesto definitivo e che poteva finire anche peggio. Lo hanno reso noto i carabinieri di Gallarate, impegnati per tutta la giornata di ieri e per buona parte di quella di oggi per ricostruire i tasselli di un puzzle complesso.  

Tutto è cominciato un anno fa, quando la relazione tra l’operaio cinquantatreenne che si è tolto la vita e la sua convivente è finita. E non è finita bene, con strascichi, rancori e sospetti che hanno trascinato l’uomo in un buio di depressione (era in cura da vari psicologi) che gli ha fatto compiere gesti eclatanti, come quando scrisse con lo spray sui muri di Somma Lombardo (città della donna) la propria rabbia nei confronti della ex convivente. Ieri, mercoledì 16 gennaio, la vicenda ha raggiunto l’apice: intorno alle 17 l’uomo, dopo aver preso un’auto a noleggio, ha speronato a Golasecca la macchina sulla quale viaggiava la sua ex insieme alla figlia di dieci anni. Stavano tornando dalla scuola della bambina a Sesto Calende e si sono viste piombare addosso il mezzo guidato dall’uomo: subito il cinquantatreenne ha spalancato la portiera, ha tirato giù a forza la donna, l’ha schiaffeggiata e l’ha caricata sulla sua auto, rassicurando la bambina spaventata, dicendole che la mamma sarebbe tornata subito. La piccola appena i due si sono allontanati, ha chiamato la zia e poi i carabinieri, che sono intervenuti, hanno ascoltato il racconto e ricostruito a grandi linee la storia. Dal pomeriggio di ieri si sono mobilitate tutte le auto a disposizione della compagnia gallaratese, cercando l’uomo in tutta la provincia, soprattutto nella zona di Somma Lombardo, Gallarate, Golasecca e nel vicino Piemonte. Sentendosi probabilmente braccato, lui ha liberato la sua ex solo alle 20 di ieri sera: la donna sotto choc per le ore di sequestro subito, è stata trovata sul ponte di Varallo Pombia spaventata e con alcune escoriazioni sul viso.  

L’uomo è fuggito, rendendosi irrintracciabile: ha abbandonato l’auto presa a nolo, rintracciata a Gallarate dai carabinieri, e ha ripreso la sua. A nulla sono serviti i controlli stradali messi in atto dai carabinieri anche nell’abitazione dell’uomo: nella casa i militari hanno trovato numerose lettere indirizzate alla sorella, all’ex moglie e alla figlia (l’operaio prima della storia con la donna che ha rapito era stato sposato ed era rimasto in ottimi rapporti con la sua famiglia). Lettere di commiato, nelle quali l’operaio spiegava il suo stato di depressione permanente e annunciava il suicidio. Gli uomini dell’Arma lo hanno cercato per tutta la notte, ma lo hanno trovato solo questa mattina, verso le 7.30, ormai cadavere, di fianco ai binari della ferrovia tra Gallarate e Cavaria. Nell’auto parcheggiata nei pressi della ferrovia sono state trovate altre lettere, inviate alla ex convivente e ai carabinieri: tra le righe i tentativi di spiegare le proprie ragioni e addossare alla donna la colpa della fine della relazione. Un peso troppo pesante da sopportare che lo ha portato al gesto senza ritorno. 

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Pubblicato il 17 Gennaio 2008
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