Un musical sopra il cielo? Manca solo un passo
Grandi applausi all'Apollonio per lo spettacolo ispirato al libro cult di Moccia. Domenica si replica alle 17
C’era la generazione della brillantina, c’era quella dei grandi cantautori e c’è quella delle corse adrenaliniche in motocicletta. Per quanto sia ambientato negli anni ’80 il libro "Tre metri sopra il cielo" di Moccia, così come il film e il musical presentato ieri (venerdi 5 gennaio) all’Apollonio di Varese, si rivolgono chiaramente alla generazione 2000. Mancava un romanzo generazionale, e quella nicchia è stata ben coperta dall’autore romano.
Tuttavia ieri sera nel pubblico dell’Apollonio c’erano più "mamme" che "figlie". Niente di male: tutti i prodotti "generazionali" in fondo si basano su una storia comune, spesso detta banale ma condivisibile nelle biografie di tutti. La ragazza di buona famiglia che si innamora del ragazzo scapestrato, migliori amici che consigliano e smuovono, spesso purtroppo tragedie della strada che segnano la crescita. Generazioni diverse possono vedere Grease o La febbre del sabato sera ritrovando un pezzo di loro, lasciandosi travolgere insieme da musica e energia dei performer.
Nulla da dire sull’energia del cast di questo 3MSC. Recitazione e canto perfetti, soprattutto per quanto riguarda la coprotagonista Babi (Martina Ciabatti) e le ottime sorprese riservate dai personaggi di Pollo (Massimiliano Pironti), Pallina (Nadia Scherani) e della professoressa Giacci (Lorena Crepaldi). Obiettivamente è risultato meno efficace il personaggio di Step interpretato dall’idolo di mamme e figlie, il "Carabiniere" di Canale 5 Massimiliano Varrese. L’attore sembrava imbrigliato nella necessità di presentare un "vero duro" e in un’estensione canora inferiore a quella di molti compagni, risultando più freddo e distaccato. Poco importa: il sorriso da bello e dannato, la capacità di recitazione e la naturale simpatia hanno reso questi particolari "trascurabili" per il pubblico.
Le musiche si barcamenano tra citazioni anni ’80, dance da ’90 e la tradizione pausiniana della nuova musica leggera italiana. Coreografie efficaci, temi forti nella seconda parte, ironia in alcuni passaggi. Insomma, come ormai ci si aspetta da un qualunque musical, una formula di intrattenimento chirurgicamente perfetta. Solo che questo 3MSC forse, deve essere ancora perfezionato per piacere ad un pubblico trasversale. Il poco spazio dedicato al testo (già debole in sé) nella prima parte, e un linguaggio smaccatamente "ggiovane" rendono questo spettacolo meno "eterno", al momento. Di sicuro le carte per qualcosa che possa durare negli anni ci sono, probabilmente è necessario rimescolarle con un pizzico di cuore.
Intanto però, ad operazioni di questo genere è necessario guardare con fiducia. Non dimentichiamo che 3MSC è forse il primo musical generazionale tutto italiano, non frutto di una traduzione di qualcosa di americano, ma tricolore dalla testa ai piedi. Un punto di forza e di orgoglio che, dimenticandosi per un istante la banale locuzione "in stile Broadway" che imperversa in ogni comunicato stampa dedicato ai musical italiani, potrebbe davvero costituire la futura anima di questo spettacolo.
In occasione dell’epifania 3MSC bisserà all’Apollonio, con una rappresentazione in programma per le 17.
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