Dall’Austria per rubare carte d’identità a Veddasca

Il tribunale condanna un serbo autore del furto. I documenti furono usati dalla banda che clonava carte di credito

Si stringe il cerchio attorno ai ladri che nel novembre 2006 trafugarono 200 carte d’identità in bianco nel comune di Veddasca. Parte dei documenti, secondo la procura, è stata utilizzata per aprire conti correnti intestati a nomi falsi, e farvi transitare il denaro di una clamorosa truffa, la clonazione di certe di credito ai danni dei clienti di due supermercati di Cittiglio e dei frequentatori di un ristorante di pesce ad Arona. Ma a monte della vicenda, nota alle cronache come “Operazione Clone” e che ha visto 7 persone indagate (gli ultimi arresti la settimana scorsa) –  c’è anche quel furto di carte d’identità, per le quali il basista di Veddasca, Giovanni Moroldo, ha già patteggiato. E’ stato lui stesso, a raccontare oggi in tribunale come sono andate le cose, in una testimonianza nell’ambito del processo a Kukuljac Mehemet, un serbo montenegrino, conosciuto da Moroldo durante un soggiorno carcerario in Germania. Secondo il testimone furono Mehemet e un tale Marc, giunti dall’Austria, a commettere il furto: “Fecero tutto da soli – ha spiegato – entrando da una scala sul retro, mi dissero che la cassaforte fu facile da aprire perché accanto c’era la chiave. La sera stessa, con la macchina da scrivere compilammo quattro documenti, gli altri li portarono via, il mattino dopo loro andarono a Torino a venderle”. Il serbo, che già gli inquirenti avevano individuato come l’autore del furto, è stato condannato dal giudice Angela Minerva a 2 anni di reclusione per furti pluriaggravato.

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Pubblicato il 25 Febbraio 2008
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