“Diritti civili alla base del nostro progetto”
Il gruppo consiliare Ulivo-Partito Democratico commenta a latere della discussione sulla festa "open" di San Valentino; critico nel merito, ribadisce i punti fermi della laicità
Riceviamo e pubblichiamo
Il gruppo consiliare del Partito Democratico, seguendo sulla stampa le discussioni sorte in merito alla “Festa Gay di San Valentino”, desidera portare il proprio contributo.
Oggi c’è un Paese più moderno, dove i costumi e le relazioni tra le persone si ispirano a fondamentali principi di libertà, a un sostanziale rispetto dei diritti individuali e delle identità di ciascuno.
Nella vita quotidiana i rapporti tra le persone, e non solo tra le giovani generazioni, non somigliano a quelli tipici della società italiana di molti anni fa. Anche quelli fra i cattolici dichiarati.
Ciò non significa mancare di riconoscere che noi siamo posti costantemente dentro a tradizioni non come a qualcosa di diverso da noi, di estraneo, ma come a qualcosa che sempre sentiamo come nostro.
Ma ciò non significa neppure che la tradizione, e la cultura che essa esprime, siano esenti dalla riflessione, e qualche volta dalla critica; pena diventare sterile tradizionalismo.
La festa in oggetto, così come – del tutto legittimamente – organizzata, non ci convince per le modalità assunte, che rischiano di irrigidire il dibattito e le posizioni diverse, presenti nella società e nella politica.
Condividiamo l’appello di fondo in merito ai diritti di tutte le persone.
Noi siamo per i diritti civili, il cui riconoscimento non offende altri. Non sono privilegi né prepotenze. Diritti che con il procedere della democrazia si affinano senza nuocere agli altri. Ognuno si regola con la propria coscienza e i propri valori, ma lo Stato non può imporre un modello unico che costringa a scelte morali o religiose ancorché maggioritarie.
La paura di chi teme lo scardinamento della famiglia e la disgregazione della società, non ha ragione di esistere. Non si toglie nulla a chi si sposa in chiesa o in comune. La laicità è questo: regolare le convivenze in modo che ognuno sia libero finché non comprime la libertà altrui.
Oggi, la politica è chiamata a dare risposte legislative adeguate e moderne, in linea con il costume, il sentire diffuso, i cambiamenti della società. La politica deve riuscire a far questo, e il Parlamento è il luogo naturale dove confrontare i diversi convincimenti, le diverse idee e sensibilità che attraversano il Paese. Nell’unico modo possibile e in grado di condurre ad una soluzione il più possibile condivisa: in un clima di autentico rispetto, di dialogo vero, di consapevolezza che su temi come questi, che riguardano anche i dettami della coscienza, si sgomberi davvero il terreno da integralismi e fondamentalismi di qualsiasi natura e si possa serenamente affermare il basilare principio della laicità. Laicità delle istituzioni repubblicane, laicità dei comportamenti e delle posizioni personali, tanto più preziosa quando si affrontano i complessi nodi delle questioni che toccano la vita dei cittadini.
Su questo pensiamo di sollecitare il partito democratico cittadino, e quello provinciale, ad un dibattito sereno, se possibile con un contraddittorio.
Ci sembra la via migliore per rispondere ad esigenze, e a timori, con la forza delle idee, delle argomentazioni, e delle proposte.
Ad un nuovo modello di società si arriva tutti insieme, o non si arriva.
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