Il “tesoro di Arcisate”, tra misteri e storia
Sabato 1° marzo i pregiati pezzi custoditi al British Museum saranno al centro di un interessante convegno all'Acli di via Manzoni
Fra i marmi del Partenone, la stele di Rosetta e i fregi del palazzo di Ninive, i pezzi più pregiati conservati al British Museum di Londra, spicca anche il "Tesoro di Arcisate". Per la prima volta questi inediti argenti romani sono stati oggetto di una tesi di laurea da parte di Marina Albeni, studentessa di Brenno Useria presso il corso di Scienze dei beni culturali, indirizzo archeologico presso l’università di Milano.
Il "Tesoro di Arcisate" sarà così protagonista della prima conferenza organizzata dalla sezione locale della cooperativa Acli e dal neonato gruppo culturale "la Fornace". L’appuntamento è fissato per sabato 1 marzo (ore 21) presso il salone Acli di Arcisate, in via Manzoni 3 (seguirà rinfresco). A presentare alla popolazione i pezzi arcisatesi ospitati dal British Museum saranno Marina Albeni, con la partecipazione di Carlo Cavalli.
IL TESORO. Il "Tesoro di Arcisate" è un corredo da vino, composto da cinque pezzi in argento di epoca romana tardo-repubblicana, rinvenuti ad Arcisate nel 1900 e venduti a tale Adolf Roger, che li cedette a sua volta per 200 sterline al museo londinese, dove si trovano tuttora. Il tesoretto si trova nella sala 70, al primo piano del British Museum, in una teca laterale della Wolfson Gallery, dedicata a Roma città e Impero, dov’è collocato il "quintetto" argenteo: spatola, brocca, coppa, colino e attingitoio. Nella tesi vengono riordinate tutte le informazioni storiche, svelando qualche mistero che aleggia ancora attorno al corredo d’argento.
I MISTERI. Seppure ci siano alcune leggende popolari sul ritrovamento, «sarebbe interessante capire – spiega la studentessa di Brenno Useria – dove sia stato veramente rinvenuto e perché la scoperta sia stata tenuta nascosta. Il contesto di appartenenza potrebbe rivelare la reale destinazione e utilizzo del corredo, che ad oggi sono legate a diverse ipotesi». Non è stato ancora capito infatti come quando, e perché esso giunse fino ad Arcisate, terra ai confini con i possedimenti romani e che solo all’epoca di Augusto (27 a.C. 14 d.C.) sarebbe passata sotto il suo Impero, mentre i più recenti studi datano gli argenti fra il 100 e il 50 a.C.. Un altro segreto riguarda la funzione del rinvenimento. Sono state scartate le ipotesi su un utilizzo funerario e votivo del corredo, nel primo caso per le scarse informazioni sul suo rinvenimento e per il suo elevato valore, nel secondo per la mancanza di formule dedicatorie. La conclusione più ovvia risulta quindi che esso avesse un uso culturale, per libagioni domestiche o sepolcrali e che sia stato nascosto in un momento di difficoltà, così da essere correttamente definito un tesoretto. Secondo gli studiosi il tesoro ha un immenso valore dovuto al pregio del materiale, alla composizione dell’insieme, al tipo e alla finezza di esecuzione degli elementi e al loro ottimo stato di conservazione.
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