“Invece di costruire cappelle, aiutate i poveri”

Lettera aperta al sindaco Fontana di don Ernesto Mandelli da Lissago sui nuovi "faraonici" progetti per il Sacro Monte

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta al Sindaco di Varese Avv. Attilio Fontana da parte di don Ernesto Mandelli, parroco di Lissago, in merito ai nuovi progetti per il Sacro Monte.

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Sig. Sindaco,

leggo sui giornali locali l’idea,che può diventare progetto,di realizzare nuove cappelle al S.Monte di Varese. E’ senza dubbio apprezzabile il desiderio di rendere visibile anche attraverso le opere materiali i sentimenti della tradizione cristiana diffusi tra la nostra gente. Questa religiosità è stata espressa lungo i secoli sia nelle grandi cattedrali sia nelle umili chiesette di campagna. Ma di fronte a una iniziativa di così grande portata e molto impegnativa a livello economico (10-12 milioni di euro) si è stimolati a riflettere sul suo significato, sulla opportunità di tale operazione ai nostri giorni,soprattutto sul suo rapporto con la nostra fede a partire proprio dalle origini stesse del messaggio cristiano.

Così dice l’apostolo Paolo ai cittadini di Atene parlando nell’areopago della città :”Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo, né dalle mani dell’uomo si lascia servire,come se avesse bisogno di qualche cosa,essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo (Adamo) tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra…..Ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo (Gesù) che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti”.(Atti 17,24-26;30-31)  

In questo discorso di Paolo, che sta introducendo gli Ateniesi al messaggio cristiano, mi pare si debbano prendere in considerazione due elementi molto attuali.

Anzitutto mentre i pagani identificavano i loro dei in tanti idoli materiali, che riempivano la loro città, Paolo annuncia un Dio unico “signore del cielo e della terra,che non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo”. Nasce spontanea una domanda preoccupante: i templi costruiti lungo la storia sono stati fatti a gloria di Dio o degli uomini? Certamente anche i cristiani, come i credenti di altre religioni, hanno bisogno di un luogo nel quale trovarsi a pregare. Ma Gesù stesso di fronte al grande tempio di Gerusalemme ammoniva i suoi discepoli: ”Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”(Mt.24,2). E alla Samaritana dice: ”Credimi,donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… Ma viene l’ora – ed è questa -in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità.”(Gv.4,22-23).

Oggi dal punto di vista religioso la società europea, ma anche quella italiana, è definita “post-cristiana”. I Vescovi italiani consapevoli di questa nuova situazione così si esprimono: “Cristiani non si nasce, si diventa – ha scritto Tertulliano – E’ una affermazione particolarmente attuale, perché oggi siamo in mezzo a pervasivi processi di scristianizzazione, che generano indifferenza e agnosticismo”.(CEI – Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia-6).Anche le statistiche parlano in questo senso: a Varese la partecipazione alla Eucaristia domenicale è attorno al 25% e la presenza dei giovani al 4%.

Un secondo insegnamento di Paolo è l’invito a “ravvedersi, poiché Egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia”. E questo “giudizio con giustizia” è presentato in tutta la sua chiarezza e radicalità da Gesù stesso: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,ho avuto sete e mi avete dato da bere,ero forestiero e mi avete ospitato,nudo e mi avete vestito,malato e mi avete visitato,carcerato e siete venuti a  trovarmi.(Mt.25,31…) Per il cristiano non ci può essere alcun dubbio sulle opere che deve fare durante la sua vita: non ci sarà chiesto quante chiese o edifici religiosi avremo costruito, ma se avremo usato i beni, che Lui “signore del cielo e della terra” ha messo a nostra disposizione, per ricostruire l’uomo da lui creato in modo che fosse sfamato e dissetato, ospitato e vestito, curato e visitato. Ireneo, vescovo di Lione (sec.II), diceva:”La gloria di Dio è l’uomo vivente”. In altre parole: se crediamo che Dio è amore e si manifesta nel volto del povero, bisogna tirarne tutte le conseguenze.

Un’ultima osservazione. E’ singolare che un Ente pubblico si faccia carico di costruire nuove cappelle. Non è difficile prevedere che, per il contesto di pluralismo religioso che si va sempre più affermando anche in Italia, questa attenzione dovrà nel prossimo futuro necessariamente estendersi anche per opere di altre religioni.

Infine, il progetto da voi prospettato può configurarsi come una grande opera davanti agli uomini, ma l’accoglienza del povero e del bisognoso è opera grande davanti a Dio.

Con stima 

don Ernesto Mandelli     

Lissago   22-02-2008                              

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Pubblicato il 23 Febbraio 2008
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