La provocazione della Liuc: «aboliamo il titolo di studio»

Si è aperto il diciassettesimo anno accademico dell'università Cattaneo. Critici il presidente Lamberti e il rettore Tarone

È una giornata di festa ma l’aria che si respira non è gioiosa. In occasione del diciassettesimo "compleanno" dell’Università Liuc, in aula Bussolati sono risuonati critiche e allarmi per la deriva del sistema accademico in Italia.

A sottolineare il clima di incertezza e di eccessivo dirigismo che si vive negli atenei , soprattutto, privati come Liuc è stato il presidente della Cattaneo Paolo Lamberti: «Se si volesse tracciare un bilancio dei quindici anni di trasformazioni, avremmo credo difficoltà a mettere il segno "più" davanti al totale».

Il presidente ha aperto il suo saluto ricordando gli albori della vita del giovane ateneo, diciannove anni fa, quando il progetto universitario di Castellanza, stava prendendo vita in un clima di grande entusiasmo con aspettative di cambiamento. Erano i tempi del fervore di rinnovamento che portò all’autonomia dei singoli istituti. La reale applicazione di quel modello provocò, però, una perdita della rotta e per riprendere il timore, si recuperò lo spirito centralista. Tutto quello che ne seguì, con la serie di riforme ( tre in 15 anni), mise a dura prova il sistema che smarrì energia e progettualità e arrivò alla perdita totale di una vera politica di "Education": «Non si lasciano le istituzioni che si occupano di formare i giovani in balia di continue incertezze, sull’altalena di proveddimenti e di modelli contraddittori» ha commentato Lamberti.

Sul banco degli imputati è stato messo anche il modello di "scolarizzazione di massa", un sistema in contrasto con l’idea di fucina di classe dirigente preparate e motivata destinata a guidare il paese. La realtà italiana, oggi, è abbastanza desolante e i dati forniti dall’Ocse sul tasso di scolarizzazione dei nostri studenti sono disarmanti.
Sull’onda di queste riflessioni arriva la provocazione del presidente, un’idea, però, che in Liuc è largamente condivisa: «Aboliamo il titolo legale di studio, così da far emergere le università più meritevoli, a tutto vantaggio della qualità della formazione superiore».

Un obiettivo che, a Castellanza, sanno di poter centrare grazie alla realtà dinamica e flessibile creata in questi anni. Grazie al rapporto con il territorio, alla collaborazione con le imprese, all’afflato internazionale, gli studenti del Cattaneo trovano competenze ma anche strutture, laboratori, tecnologie, continue sollecitazioni dal mondo delle imprese.

Alla prova dei fatti, il "tabellino" della Cattaneo è più che lusinghiero. Le opportunità su cui si è costruito il modello Liuc sono state colte da ben 5000 giovani che si sono laureati in 16 anni: 600 tra tirocini e stage all’anno, trecento studenti all’estero grazie ai rapproti di collaborazione con 90 atenei in 33 diversi Stati, summer school in Cina e negli Usa, corsi di laurea in lingua inglese con docenti di lingua madre, tempi di attesa di un lavoro inferiori ai 60 giorni dalla tesi: «Non ci interessa diventare una Università grande, ma certamente cercheremo di diventare una grande Università» ha assicurato il rettore Andrea Taroni che, nel suo intervento, ha snocciolato dati e numeri dell’università sia sul piano della didattica sia in quello della ricerca, settore dove le eccellenze sono da tempo certificate da imprese e enti pubblici che ne appaltano lavori.

Da Castellanza parte la richiesta di cambiamento, un’esigenza di innovazione: «Il nostro augurio è che si rivaluti il concetto di autonomia universitaria, che prescinda da imposizioni di regole aprioristiche ma che si basi su una corretta valutazione dei risultati ottenuti»
E con questa speranza si è apert ufficialmente il diciassettesimo anno accademico della Liuc.

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Pubblicato il 29 Febbraio 2008
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