Storie di donne, una rassegna per pensare
L'oirganizza la compagnia nuovo teatro nelle serate dell'!, 8 e 15 marzo
Sarà una intera rassegna “fuori dalle righe" quella che verrà presentata alla “Cambusa” il teatro studio di Locarnoin occasione della giornata della donna. Tre rappresentazioni che raccontano storie di tratta, ricordano quanto è giovane per la donna il diritto di voto, o partono da storie minime per raccontarne la condizione. E che si snoderanno in tre sabati: l’1, l’8 e il 15 di Marzo. Prenotazioni e informazioni si possono richiedere a: info@compagnianuovoteatro.net +41 78 6381197 oppure +41 78 6971373.
Di seguito, date e descrizioni degli spettacoli
sa 01 marzo ore 21.00
"a saptea KAFANA"
di mihai fusu con coliseum
sei donne moldave raccontano i loro sentimenti, esperienze e risentimenti dal momento che hanno deciso di lasciare il loro paese per cercare una nuova prospettiva di vita, dal momento che sono state sfruttate come “mercanzia” da persone senza scrupolo fino al loro ritorno nel loro paese. l’incubo inizia alle prime ore di viaggio, i loro documenti vengono sottratti senza ambizione di ribellione e stracciati. questo progetto mira a sensibilizzare la popolazione e nasce grazie alla testimonianza coraggiosa delle donne vittima dela tratta e che sono state assistite dall’OIM nella loro riabilitazione e reintegrazione dopo il ritorno in moldavia. la realizzazione di questo progetto di sensibilizzazione viene originariamente finanziato dal DDC (dip. di sviluppo e di cooperazione). il debutto ha avuto luogo a chisinau nel 2001 da dove ha preso il via una tournée nazionale. nel frattempo lo spettacolo é stato anche rappresentato in diversi paesi come l’ucraina, bielorussia e la russia come alla biennale di bonn e durante la rassegna culturale di alfortville «balcanizzazione generale » nel 2002.
in lingua originale e sopratitolato in tedesco, francese e italiano
sa 08 marzo ore 21.00
"donne al voto!"
di e con eleonora dall’ovo
Sono trascorsi oltre 60 anni da quel lontano 1° febbraio del 1946, quando per la prima volta in Italia le donne poterono votare ed essere votate. In occasione del sessantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne, questo spettacolo/conferenza, attraverso immagini e documenti recuperati da diversi archivi storici pubblici di Milano, ricostruisce la condizione delle donne nella Prima Guerra Mondiale e le battaglie dei primi movimenti femministi per ottenere il diritto al voto.
sa 15 marzo ore 21.00
"a’ noce"
di e con barbara apuzzo
Esiste un mondo. Un mondo dove risate e lacrime vanno a braccetto. Un mondo che nasce in una noce. E in questa noce si dibatte una vita. Una vita che vuole uscire, una vita che vuole vivere, una vita che vuole volare…una vita che ride…L’idea nasce una sera. Una sera come tante altre, di quelle sere in cui ci si trova con gli amici a parlare, in tutta serenità. Una sera come tante altre, si…ma con un panorama speciale di fronte…il Vesuvio, il mare…Napoli, in tutta la sua bellezza. Ecco, li, in quella circostanza, mentre stavo finendo di mangiare una pizza, un amico si rivolge a me, con un detto partenopeo: “Ah guarda, ‘o pappece dicette alla noce: Damm‚ ‘o tempo ca te spertoso “.
Un pappicio è un animaletto molto piccolo, nero, con le zampe corte, lento…insomma, un verme…Un piccolo verme, lento anche mentre mangia. Vive all’interno della noce, e si nutre del frutto. Intanto si rende conto che al di là del suo guscio esiste un mondo. Un mondo che è sinonimo di libertà, di un “fuori” mai visto. Un fuori che verrà conquistato uscendo dalla noce, dal suo guscio. Guscio che molto lentamente viene scalfito in più parti, fino ad essere “spertusato”. Quando finalmente questo piccolo verme riesce ad uscire dalla noce, dopo essersene cibato, dopo aver “rosicato” il guscio, diventa farfalla. Diventa farfalla alla fine di un suo percorso, alla fine di una serie infinita di battaglie…
Il pappicio prima o poi “spertoserà” la noce…è piccolo, ma crescerà….è lento, ma arriverà…Mi paragono a questo pappicio perché il suo percorso può essere raccontato con ironia. Mi paragono a questo pappicio perché il mio handicap fisico mi porta spesso a sentirmi in una gabbia, un guscio…protettivo…ma dal quale prima o poi se ne vuole uscire…e magari chissà, anche ridere del proprio percorso, delle proprie tappe…delle proprie difficoltà…
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