Di rave, sostanze e società
L'opinione "non politically correct" di Officina Shake
Riceviamo e pubblichiamo
Alla società civile
Alla stampa
A chi crede in un mondo diverso, a misura d’uomo.
Non volevamo parlare né scrivere perché oramai non siamo più un gruppo ma la scomparsa, durante un rave, di un ragazzo del nostro paese ci ha fatto ritrovare, ci ha fatto male e ci ha colpito. Così ne abbiamo discusso ed abbiamo sentito il bisogno di scrivere.
Il bisogno di scrivere che i rave sono un fenomeno sociale che nasce, o meglio, è cresciuto pian piano, nel brodo sociale che la società di oggi propone.
I rave nascono dal bisogno di aggregarsi, di ballare e di divertirsi senza dover avere il portafoglio pieno di soldi. I rave crescono grazie all’attacco che viene fatto giornalmente agli spazi di aggregazione sia pubblici che privati: parchi e piazze chiuse o sorvegliate in nome di una sicurezza formale che invece che rendere sicura la società ne protegge i soli beni economici; locali, circoli e spazio sociali chiusi o bloccati nella loro attività e così via…
Il bisogno di stare assieme è un bisogno forte che esiste dalla notte dei tempi, se gli spazi di aggregazione mancano si creano, o ci si butta in ciò che dovrebbe essere aggregativo. Da qui nascono i rave ed è in questo periodo che crescono.
I rave non sono un nemico, i rave sono l’esplicitazione di un fenomeno.
Oltre a questo abbiamo sentito parlare di droga e consumo di sostanze…
Ne abbiamo sentito parlare come da sempre avviene in Italia in maniera ipocrita/benpensante. Le droghe nel nostro paese sono un tabù … non se ne può parlare se non demonizzandole e il concetto di educazione all’uso e prevenzione dell’abuso non è che uno sfoggio di nozioni prive di una valenza utile argomentata e chiarita. I medici ci dicono che la pastiglia x non può essere presa con la pillola y perché fa reazione negativa. Ci vorrebbe tanto a superare il lato bigotto della società e insegnare ad un ragazzo che proprio vuole usare una sostanza, la deve usare in una certa maniera? Noi crediamo che chiunque sia padrone del suo corpo e delle sue scelte, qualora queste non urtino alla libertà altrui, di conseguenza chiunque ha il diritto di fare quello che vuole del proprio fisico, e per fare quello che vuole deve sapere quello che sta facendo.
O meglio… si dovrebbe sapere cosa si sta prendendo. Sì. Stiamo usando il condizionale, e scriviamo «dovrebbe» perché queste meravigliose leggi proibizioniste fanno sì che le sostanze circolino tranquillamente. Perché sembrerebbe che la classe politica voglia che le droghe siano nelle strade e nelle piazze. Perché sembra che voglia che ci siano tossici, consumatori, e piccoli spacciatori. In modo da poter governare sulle paure e preoccupazione delle persone (senza risolverle) e far vedere come sono efficienti nella lotta allo spaccio, arrestando chi va in giro con dosi assolutamente personali, oppure spacciatori che muovono piccoli quantitativi, lasciando tutto il mercato nelle mani della malavita organizzata. Malavita che ha a cuore solo il profitto, così facendo che le sostanze vengano tagliate in maniera selvaggia, alzando vorticosamente i rischi per chi le assume, poiché non si sa più cosa si sta assumendo … ed è proprio per questo che usiamo il condizionale.
Inoltre non ci dobbiamo dimenticare che nelle false crociate proibizioniste e securitarie si è pensato ben bene di dire che non c’e’ differenza tra droghe leggere e droghe pesanti, creando così l’equazione che tutto è uguale, e facendo si che il consumo di sostanze pesanti sia cresciuto velocemente in tutte le fasce di età.
Ma, uscendo dalla dicotomia proibizionismo/antiproibizionismo, quello che ci spaventa non solo è vedere come la morte di un ragazzo sia usata per perseguire i propri fini politici e per infondere maggior timore nella gente, ma soprattutto è il notare che non si vogliano analizzare le dinamiche sociali che spingono sempre più persone a rifugiarsi nell’uso di sostanze.
Il sindaco di Castellanza Farisoglio, all’indomani della tragedia, ha parlato della piaga che fu l’eroina negli anni a cavallo tra i ‘70 e gli ‘80. Pensiamo che l’esempio sia calzante per lo sfondo di preoccupazione che crea e traccia … L’eroina ancora oggi non è stata sconfitta, si presenta nelle nostra società nella stessa forma di sempre, ed anche in altre e molteplici.
Ma la chiusura del cerchio non è li, non sta li e non passa da li. La chiusura del cerchio sta nel fatto che, con le debite distanze, l’aria che si respira in Italia nel 2008 non e’ poi tanto diversa da quella che i giovani respiravano alla fine degli anni ‘70: Insicurezza per il futuro dettata da incertezze sul lavoro, mancanza di prospettive, di possibilità, di spazi di espressione … il tutto condito da governanti che alimentano le paure, creano i nemici, e le preoccupazioni, senza dare soluzioni. Forse addirittura nel 2008 si vede meno futuro e si vedono meno possibilità perché si percepisce che i cambiamenti vengono decisi in maniera troppo distante dalle vite delle persone. In questa società disgregata, insicura e senza velleità per il futuro ci sono le responsabilità e le problematicità che spingono le persone, i giovani, i deboli ed i disadattati a trovare scorciatoie per vivere, che spesso sono la droga o la violenza.
Le responsabilità vanno individuate in chi crea la società. In chi spinge affinché ci sia un certo clima generale. In chi mette davanti il profitto, l’economia, la disparità sociale alla vita e alle persone.
Le responsabilità vanno cercate e additate in chi lascia i giovani alla berlina delle difficoltà. A chi permette ancora oggi che si tratti in maniera bigotta il tema droghe, senza creare educazione civica su questo argomento. A chi alimenta politiche repressive invece di creare uno stato sociale che permetta lo sviluppo individuale e l’autodeterminazione.
Quello che una volta era un gruppo politico, culturale e sociale, ovvero
OFFICINA SHAKE
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Precisiamo il riferimento al sindaco Farisoglio giusto per evitare equivoci. Il tema dell’eroina nella sua breve intervista fu introdotto su nostro stimolo, a ricordare che un tempo le cose andavano anche peggio di oggi; da qui la riflessione del primo cittadino sull’eroina come fuga dal mondo, troppo spesso definitiva, mentre il fenomeno odierno degli acidi appare legato ad un’evasione "mordi e fuggi" in un contesto comunque sociale. Tanto per correttezza verso lui e i lettori.
SdA
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