«Le stazioni come casbah? Vi piacerebbe!»
Volantinaggio del Movimento Ubuntu davanti alle stazioni di Varese. Il gruppo chiede all'amministrazione comunale un luogo per gestire gli immigarti disoccupati e "sbandati"
Nel pomeriggio di oggi, giovedì 20 marzo 2008, alle stazioni di Varese c’è un volantinaggio. In sé, niente di strano: a parte il fatto che proprio in questi giorni sono già state oggetto di altre manifestazioni, le stazioni sono un luogo tipico per raggiungere varesini che si recano al lavoro e poter segnalare loro eventi, manifestazioni, opinioni sui fatti locali attraverso l’antico ma sempre efficiente metodo del volantino.
Ma, forse, il volantinaggio di oggi (che verrà replicato sabato in centro città) ha qualche caratteristica decisamente diversa.
A volantinare, innanzitutto, sono cittadini di Varese immigrati da tutto il mondo: dal Senegal al Marocco, dalle Filippine alla Costa d’Avorio.
E poi il volantino, prima ancora di parlare di integrazione nella città e di stazioni, si preoccupa di fare qualche precisazione linguistica a chi usa – e spesso grida – termini esotici come bandiera e simbolo di come si stanno “corrompendo tempi e città”, come spiegano i "commenti indignati".
Per la precisione, quel volantino spiega agli altri varesini cosa vuol dire “Casbah”: «La parola casbah, nella civiltà e nella cultura del Maghreb, significa luogo di antico sedimento e tradizione, dove risiede pacificamente una comunità urbana o rurale», quindi «essa non deve essere continuamente usata in maniera impropria o dispregiativa». E’ quindi innanzitutto una parola che non si conosce ciò che divide in questi giorni i varesini immigrati dai varesini autoctoni. In nome di una stazione che ha un uso sociale comune a molte città di Italia e del mondo «In ogni città esiste un luogo di passaggio e di incontro (La stazione ferroviaria) di persone e di etnie diverse, di gente che va e di gente che aspetta, di persone che non conoscono altro luogo se non quello, per ritrovarsi ogni giorno.
Il volantinaggio rappresenta solo la prima iniziativa «di una serie che intende sviluppare una politica di integrazione dei cittadini di Varese» da parte del Movimento Ubuntu, che raduna diverse associazioni di immigrati: i due responsabili del Movimento, due vere "colonne" dell’integrazione varesina, Mohammed Sayaih e Thierry Dieng hanno danno già la disponibilità all’Amministrazione Comunale per farsi arico di gestire un luogo di incontro per gli immigrati che li tolga dalla stazione «Sarebbe bello avviare questo tipo di dialogo, noi siamo pronti. Ma non so se poi davvero succederà. Se la questione del consigliere comunale aggiunto non solo non è stata accettata, ma addirittura non è arrivata nemmeno a essere discussa, dubito che ci sia la volontà di risolvere in questo modo il problema delle stazioni. Ma non demordiamo» Commenta Dieng. «Cominciare a parlarne, di come risolvere il disagio dei disoccupati, potrebbe inoltre aiutare a far diventare davvero Varese Mondiale, come tanto si dice».
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