Paola Binetti e il valore del dialogo
La senatrice chiude a Cassano Magnago la campagna elettorale del PD, accompagnata dai "big" locali Marantelli, Adamoli, Radice e Carabelli
La senatrice Paola Binetti (foto), candidata alla Camera dei Deputati, ha chiuso la campagna elettorale del Partito Democratico a Cassano Magnago. Un appuntamento "alla buona" se confrontato con i centomila che in piazza Duomo a Milano hanno accolto Walter Veltroni: ma c’è il grande e c’è il piccolo, c’è la metropoli e c’è la provincia, c’è piazza Duomo e c’è la Sala Mandelli, scelta obbligata causa il maltempo. Si sarebbe preferito il comizio en plen air in piazzetta don Spina ma Giove Pluvio si è opposto.
Per accogliere Binetti si sono mossi candidati e big locali: Daniele Marantelli, Giuseppe Adamoli, Luca Radice e il candidato alle provinciali Claudio Carabelli. Pubblico non numerosissimo, ma la sala si è presto riempita fino all’ultima sedia disponibile.
Neuropsichiatra infantile, docente al Campus Bio Medico di Roma, cattolica praticante, numeraria della potente Opus Dei, Paola Binetti impernia il suo discorso sui valori, mira allo spirito, non alla "pancia" dell’elettore. Candidata al numero 3 della lista alla Camera nel collegio Lombardia 2 (il nostro), porta a Cassano Magnago il verbo del dialogo e della diversità feconda. È ben conscia degli umori che nello stesso partito la vedono con sospetto, lei "bollata" come teodem in una forza che ospita fior di laici, lei contraria alla legislazione in favore degli omosessuali in un partito portabandiera dell’eguaglianza dei diritti al di là degli orientamenti sessuali. Ma è il grande miracolo quotidiano del PD, mettere insieme anime differenti "componendo i contrasti", per usare un’espressione cara al Veltroni di qualche tempo fa. Anzi: facendone una ricchezza. «Veltroni mi ha detto di dirvi di crederci, che è ora di mettere l’ultima pietra, di chiudere il cerchio» riferisce Binetti. Siamo al rush finale, e anche l’entusiasmo di Adamoli, che di fronte al pienone di piazza Duomo parlava di «vittoria a portata di mano» ne risente. Binetti identifica un pilastro di democrazia nella libertà di esprimere posizioni differenti in un contesto armonico e di rispetto reciproco. «Guai se tutti dicessero le stesse cose, ma peggio ancora se qualcuno non potesse diere le propria per timore» afferma. Per questo alla diversità interna del PD «non bisogna guardare come ad un elemento di fragilità, ma al contrario di dinamica stabilità».
Da Paola Binetti ci si attendono i temi etici, e così è. Ma invece delle risposte assolute della fede, vengono le grandi domande della coscienza morale. «Siamo di fronte, con i più recenti progressi della tecnica, a problemi inediti, privi di soluzioni preconfezionate, su snodi cruciali dell’essere: l’inizio e la fine della vita, la qualità della medesima. Quando si "nasce", quando si muore, esistono vite "non degne di essere vissute"? La sofferenza è solo un male da eliminare o ci pone un problema da affrontare per crescere?» Domande enormi sempre più dominio della politica. Binetti sceglie la via dell’incentivo, ad esempio sull’eutanasia: «Creiamo una situazione in cui tale sia il livello di assistenza farmacologica, psicologica, familiare che alla richiesta di eutanasia non si arrivi». Sulla questione delle coppie di fatto la senatrice è alla ricerca di un equilibrio, e lo spiega a chiare lettere. «Come è possibile riconoscere i diritti fondamentali di casa, salute, assistenza a chi convive spesso avendo scelto volutamente di non percorrere la via del matrimonio? Come salvaguardare queste tutele pur mantenendo una distinzione di modelli che sono storicamente parte della nostra società? Non è facile». Tra i temi etici entra anche quello delle nuove povertà, non limitate all’aspetto economico, della "quarta settimana", ma anche a quello sanitario di chi soffre di malattie rare controllabili solo con farmaci "orfani" e costosissimi e a quello socio-affettivo dell’anziano solo, magari aiutato con servizi pubblici adeguati ma comunque privo di un contesto familiare. «Su tutti questi abbiamo discusso dalle rispettive posizioni, trovando punti d’incontro»: è la forza del dialogo, ancora una volta, la cifra del Binetti-pensiero e il motivo della sua convinta adesione al PD.
Binetti vede nel partito anche una sfida generazionale, con l’impulso a mettere in prima fila i giovani. Cita Matteo Colaninno e Marianna Madia, ma dietro di loro c’è un esercito di new entries della politica che preme al grido di "anch’io". La sfida dei giovani è tale perchè il dialogo, spiega la senatrice, è necessariamente più facile fra persone della medesima età. Nel PD non ci si è chiusi a riccio nell’età "tipica" della classe politica italiana, aprendosi invece a «chi ha la capacità di crederci, di scommettere sul futuro». Ben consapevoli che gli toccherà viverlo: e già Marantelli parlava del PD come della costruzione di un progetto per i prossimi quarant’anni. Un partito «esperienza di sintesi» per Binetti, una forza che ha sparigliato le carte della politica italiana portando a elezioni che «saranno diversissime da quelle di due anni fa». Un partito luogo d’incontro di istanze diverse, dove nessuno deve avere timore di portare un contributo, «perchè si è tanto più solidali non quanto più uguali, ma quanto più complementari e necessari l’uno all’altro». Questo puzzle della società italiana composto sotto il simbolo del PD «merita una scommessa: tutti sono chiamati ad essere parte del dibattito, in spirito di libertà, serietà, responsabilità, consapevolezza e condivisione, per fare uscire il Paese dallo stallo. Il PD ha indicato la strada».
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