Bobo Maroni: ministro, pianista e tiratardi col poker

Gli amici del politico varesino raccontano la vita da uomo normale del neoministro. "Una canzone per lui? Born to run..."

E adesso suoneranno per lui “Born to run”. Una hit di Springsteen, per salutare il giuramento alle camere come ministro dell’Interno di Bobo Maroni, il delfino di Bossi, il deputato di Varese.

Ma anche – e per qualcuno soprattutto –  il tastierista dei “Distretto 51”, il gruppo a cui è fedelissimo da anni il neoministro. Giovanni Daverio, dirigente pubblico e cantante dell’ensemble,  si ricorda ancora quando nel 1994 fu nominato per la prima volta ministro dell’interno:«Facemmo una cena tutti insieme», ma oramai le vicende del Maroni ministro e cantante non stupiscono più.

Gli amici del politico leghista sono abituati al suo ruolo pubblico e non hanno dubbi sul fatto «che continuerà a venire ai concerti, perché senza di lui, che è un cultore dell’organo hammond, si sente che c’è un vuoto».

Piuttosto, l’unica vera pecca di Maroni è che «salta le prove, ma quando c’è da salire sul palco non manca mai».
L’ultimo disco “live”, addirittura, lo hanno presentato in un teatro a due passi da Montecitorio (per beneficenza). Attenzione però, Maroni non suona così bene il sax come invece facevano credere le foto glam di qualche anno fa: «Forse gliele facevano perché c’era Clinton che suonava il sassofono, e lo mettevano in posa – ricorda un amico dei tempi del liceo, l’imprenditore Marco Piatti – ma lui ha sempre avuto il talento per l’organo hammond. Dicono anche sia un grande giocatore di ping pong, cosa mica tanto vera…».

Il ritorno al governo dei varesini cambia diverse cose nella geografia politica del Varesotto. S
i vedranno più scorte, e la domenica a Gemonio, davanti a casa di Bossi, tornerà il presidio fisso dei giornalisti in attesa dei vertici con Berlusconi.  

Chi invece dice che non cambierà nulla è proprio il gruppo di amici del ministro Bobo: «Faremo di certo un brindisi al più presto – spiega Daverio – ma il nostro modo di stare assieme è sempre lo stesso, da tanti anni siamo sempre le medesime persone».
Con la combriccola, il poker (in quello sì che è un grande giocatore, dicono), il ping pong, il rhythm ‘n blues.

Il vero scalpore, tra gli amici, fu in realtà nel 1990, quando Maroni, allora giovane e brillante avvocato della Avon, divenne segretario provinciale della Lega, come racconta lui stesso nella sua prima biografia “L’arciere” scritta dal giornalista varesino Carlo Zanzi.

Il ministro di oggi veniva dall’esperienza di Radio Varese e da un passato di sinistra. 

Scrive Maroni che tutti i vecchi amici lo guardarono all’improvviso con curiosità e anche imbarazzo. Nel libro rivela persino che gli amici di infanzia di Lozza lo invitarono a cena perplessi per capire come mai era diventato un capo della Lega Lombarda, e addirittura che i sindacalisti di sinistra dell’azienda dove lavorava protestarono con il capo del personale. Ma Bossi aveva scelto, e Maroni fu travolto dalla passione politica. Trascinante, come il rhythm ‘n blues.

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Pubblicato il 13 Maggio 2008
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