“Cosa fa e quanto guadagna il presidente del Parco Alto Milanese?”
Questa l'interrogazione di Alberto Grandi (PD). Luca Rossi risponde piccato: "Al parco lavoriamo sodo, sono sempre reperibile e non prendo chissà quanto"
Fra le numerose interrogazioni portate in consiglio comunale martedì sera, una è stata “evasa”, ma nel senso letterale del termine: o almeno così sembra ad Alberto Grandi del Partito democratico che l’aveva proposta. Si trattava, in termini semplicissimi, di sapere cosa faccia e quanto guadagni il presidente del parco Alto Milanese (PAM), ente condiviso tra i Comuni di Busto Arsizio, Castellanza e Legnano. Al momento a presiedere il PAM è il segretario cittadino bustese di Alleanza Nazionale, Luca Rossi. L’interrogazione, senza tanti giri di parole, chiedeva semplicemente “quanti soldi incassa per la sua carica il Presidente del Parco Altomilanese e che tipo di lavoro svolge”. Un attacco diretto, in apparenza. Alla prima parte della domanda è stato risposto subito: 37.184 euro, lordi s’intende. Alla seconda, proprio no. Il sindaco Gigi Farioli ha ribadito l’importante ruolo ambientale del Parco quale polmone verde condiviso e fruibile (sul tipo di “fruibilità” si dibatte da anni, vedi progetti vari di Accademie dello Sport), ma da lì a rispondere alla richiesta di Grandi ce ne passa, come lamenta l’interessato. «Risposta? Quale risposta? Qui tutti lamentano i costi della politica, ma questi non fanno che aumentare».
Luca Rossi, che «non vorrebbe neanche rispondere» per evitare polemiche, per parte sua ricorda di aver scelto lo stipendio più basso fra i tre a sua disposizione, decisi dai sindaci dei Comuni soci. E che comunque, dedotte le tasse già pagate dall’ente parco, alla fine lo stipendio da presidente è di 2188 euro al mese, per giunta tassate al 46% («la mia aliquota è alta per i redditi della mia professione» spiega Rossi) e dunque ridotte a poco più di mille euro – «in più quando uso il telefono, è il mio personale, si sappia». Quanto al parco in generale, come ente costa poco e certo meno delle partecipate, rimarca Rossi, elencando oltre a se stesso e ai due consiglieri in rappresentanza di Castellanza e Legnano il direttore, due impiegati alle dirette del Parco e altri tre forniti dai Comuni soci. Rossi avrebbe voluto vedere affrontare la questione in commissione, dove sarebbe stato disponibile in prima persona a rispondere a Grandi; di certo non gli è andata giù l’uscita di quest’ultimo in consiglio comunale. Da ex collega: la presidenza del PAM fu infatti il “dorato esilio”, diciamo così, di Rossi dal consiglio. Essendo le due cariche incompatibili a fine 2006 l’esponente di An lasciò il suo posto sui banchi di Palazzo Gilardoni al veterano Ninetto Pellegatta.
Quando gli chiediamo cosa effettivamente faccia, Rossi dichiara di essere sempre a disposizione, per quanto non tutti i giorni necessariamente in sede: «I miei orari di ricevimento sono pubblici, sul sito del parco. Io sono uno che quando si mette a fare qualcosa ama lavorare con metodo e mettercisi di buzzo buono, senza troppe chiacchiere: l’ho già dimostrato da consigliere comunale, nella vita di partito e nella professione. Stiamo lavorando sodo al Parco Alto Milanese, dietro tutte le attività di gestione quotidiana e di programmazione del parco c’è tutto un impegno, i problemi da affrontare non sono pochi né semplici, dal combattere l’abbandono di rifiuti all’esplosione delle minilepri e alla gestione della zona della Baitina. Io sono quello che dà gli indirizzi di gestione, ho le mie idee su come sviluppare questo parco e le porto avanti giorno per giorno. Tempo un mese si vedranno i primi concreti risultati, così potrò cavarmi qualche sassolino dalle scarpe anch’io. E si vedrà chi lavora e come».
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