Gemonio ritrova il suo Salvini
Iniziati i lavori di restauro del "Ritorno dell'alpino" in piazza Vittoria. «È molto rovinato, ma era un dovere recuperarlo»
Chissà se il "Nuzént", Innocente Salvini, aveva messo in conto le piogge acide e lo smog, quando stava dipingendo quel "Ritorno dell’alpino" che da mezzo secolo si affaccia sulla piazza prinicipale della sua Gemonio. Probabilmente no, vien da dire oggi: quel dipinto che, come vedremo, non è un vero affresco, nel corso degli anni ha subito un deterioramento rapido e inesorabile, tanto da diventare ormai da parecchio tempo una macchia sbiadita sulla facciata di un edificio di proprietà comunale.
Un peccato perdere l’opera di uno dei due grandi artisti locali (l’altro è ovviamente Floriano Bodini) in questo modo: è per questo che il Comune è corso ai ripari dando il via ai lavori di restauro che pure appaiono piuttosto difficoltosi.
«Ripristinare il dipinto di Salvini è un desiderio che ho da tempo – spiega l’assessore alla cultura Vincenzo Morlotti – anche perché il rinnovamento di piazza Vittoria va completato senz’altro con il restauro di quest’opera d’arte. La Provincia ci è venuta incontro grazie all’interessamento dell’ex presidente Reguzzoni: da Villa Recalcati è arrivato un finanziamento di circa 7.000 euro con cui sistemeremo anche i due stemmi comunali posizionati sullo stabile che ospita le Poste».
Morlotti spiega anche la particolarità dell’opera: «Salvini usò una tecnica differente dall’affresco, utilizzando una tempera diluita con calce ma non lavorò sulla malta bagnata. Una sua caratteristica visto che anche il Mulino della sua famiglia e la chiesa di Laveno sono stati decorati in questo modo».
I lavori sono stati affidati alla restauratrice varesina Alessandra Caccia, che ha appena iniziato a lavorare sul dipinto e che sistemerà anche le due statue (foto a lato) di scarso valore artistico ma che da oltre un secolo vigilano sulla piazza. «Purtroppo l’opera si è deteriorata ben presto, perché a causa degli agenti atmosferici il pigmento ha perso il legante e così il colore si è sfarinato. Un peccato, perché se fosse stato un affresco sarebbe durato più a lungo» spiega Caccia. «Il primo passo del lavoro è stato il fissaggio di parti di intonaco che si stavano staccando. Poi andranno ripristinate le lacune dell’intonaco stesso e lo faremo con i medesimi materiali usati da Salvini. Infine si procederà a un’integrazione pittorica: sia chiaro, il disegno non verrà toccato perché solo l’artista che l’ha realizzato, se fosse ancora in vita, potrebbe farlo. Da parte nostra ci limiteremo a rifare i colori, usando le medesime tonalità del Salvini. In questo modo dovrebbe riemergene anche il disegno originale». Per questo motivo Alessandra farà la spola con il Mulino posto al confine tra Gemonio e Cocquio, per valutare le precise tonalità di colore amate e utilizzate dal pittore-mugnaio, scomparso nel 1979.
Purtroppo, concordano sia Morlotti sia Caccia, una cosa è certa: il "Ritorno dell’alpino" non tornerà allo splendore originale, ma una sua rivitazione era un atto dovuto verso un artista che alla sua Gemonio è sempre stato legatissimo.
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