Referendum: “Non voglio l’autosilo, voglio la moratoria”
Qualche riflessione "a margine" del voto di domenica
Caro direttore,
non ci possono essere molti dubbi sul fatto che il referendum sull’autosilo in centro, sostenuto dalla "strana coppia" Audio Porfidio – Antonello Corrado (con la "primogenitura" di
Porfidio), sia destinato a concludersi con un flop. Bustocchi e bustesi, in larga maggioranza, non andranno a votare, sia perché
moltissimi nemmeno sanno che c’è, sia perché la maggior parte di loro pensa ad altro. Eppure il fatto che si vada a votare su un problema concreto, come fanno i vicini svizzeri – quelli che piacciono tanto ai bustocchi "federalisti fiscali" – mi sembra indubbiamente positivo.
Per questo trovo sorprendenti, e in parte inquietanti, certi
atteggiamenti, certe prese di posizione della Busto delle istituzioni
e dei partiti.
E’ apprezzabile che il Sindaco del lancio delle farfalle – ecologista?
-, che vuole vivibilità e bellezza, inviti i cittadini a votare, manifestando nel contempo il suo prevedibile sì al progetto. Più
sorprendente il fatto che in coda al suo comunicato butti lì che
"L’Amministrazione porterà comunque avanti l’ambizioso progetto che cambierà il volto del centro della città in meglio". Che vuol dire,
che terrà in conto l’orientamento degli elettori – sperando che siano
più dei 25 lettori di manzoniana memoria – o che semplicemente se ne infischierà?
Sono indubbiamente apprezzabili anche gli inviti ad andare alle urne che arrivano dalle parti più disparate, da monsignor Livetti al
consigliere regionale Luciana Ruffinelli e via dicendo. Le loro
perplessità sul progetto si aggiungono alla netta contrarietà dei
tanti che dalle posizioni più diverse – dall’ex sindaco Gian Pietro
Rossi al regista Gilberto Squizzato, ai consiglieri di maggioranza
Cornacchia e Pellegatta – dichiarano apertamente il loro no
all’autosilo. Sono tutte persone difficilmente sospettabili di
simpatie politiche per il fronte che sostiene il referendum, quindi
vuol dire che il progetto di dubbi ne suscita parecchi…
Mentre è incredibile la posizione dei dirigenti locali del PD, che
invitano all’astensionismo con motivazioni del migliore qualunquismo: riconoscendo – bontà loro – che il referendum è "un metodo in sé democratico", il comunicato del PD richiama il fatto che "i cittadini pagheranno di tasca propria o per non decidere niente o per creare alibi a coloro che sono stati votati per prendere decisioni". Ancora la storia che votare costa? Ma tanti elettori del PD hanno pagato di tasca propria (ancorché poco) per votare alla primarie, dimostrando che i cittadini credono ancora nell’importanza di votare, con un ottimismo della volontà che sconfigge ancora il pessimismo dei risultati.
Così il partito nato dalla confluenza tra la cultura politica dei DS e
quella della Margherita trova nel suo bagaglio, di fronte al
referendum, solo l’invito – alla Camillo Ruini – all’astensione. E passa con un balzo dal voto utile al partito inutile, e sparisce lasciando dietro di sé un sorriso tanto largo quanto fatuo, come
quello del gatto dello Cheshire. In fondo è significativo che in questa scelta vada a braccetto con An, il cui capogruppo, facendo un po’ di confusione, dice che bisogna astenersi contro lo smog. Contro lo smog, caro Lattuada, bisogna astenersi dall’usare l’auto, non dal votare!
Io a votare ci andrò; a votare no, ovviamente. Ma farei di più: in
questo periodo in cui vanno di moda le moratorie, lancerei anch’io, da cittadino, una MORATORIA, non per questioni ideologiche, ma per spossatezza e vera… paura (quella stessa che il sindaco Farioli
disse di non capire, intervenendo all’assemblea sulla questione
dell’abbattimento degli alberi, e che pure mi pare comprensibilissima). Paura che tiene conto delle numerosissime
"trovate" degli ultimi anni di Amministrazione (non solo dall’elezione
di Farioli, ovviamente, ma da ben prima, diciamo almeno da quella di Gianfranco Tosi), dalle passerelle dei "cinque ponti", che forse un giorno si potranno rivendere a qualche luna park, al piano d’area
commissionato a Mario Botta – che certo non è l’architetto più a buon mercato in circolazione – e messo in un cassetto, se non nel cestino, dall’acquisto dello stabile dell’ex calzaturificio Borri – non si sa ancora per farne che cosa – alla vicenda dei superstipendi e alle altre questioni che hanno causato danni erariali ed economici al Comune ed hanno richiamato l’attenzione della Corte dei conti, alla strage degli alberi (che costa in termini di soldi, ossigeno e
paesaggio), mi pare che di danni la famosa "politica del fare", quella che adesso va tanto di moda, ne abbia già causati fin troppi, buttando via tanti di quei soldi che avrebbero permesso di togliere l’Ici non solo sulla prima casa, ma anche sulla terza, e magari anche
l’addizionale Irpef. Oppure, volendo, di fare cose più intelligenti.
Ma tant’è, la maggioranza si è espressa così mentre buona parte della minoranza, non potendo fare il governo ombra, non faceva neanche l’ombra di un’opposizione.
Dunque MORATORIA: fino alla fine di questo mandato l’Amministrazione si dedichi solo alle cose indispensabili, ad iniziare dal chiudere le buche delle strade e i buchi, le voragini, del bilancio. Come un buon padre di famiglia. o un buon commissario prefettizio.
Molti cittadini, io credo, ne sarebbero grati. In fondo, a fare
disastri nel centro cittadino, si fa sempre in tempo, anche dopo il
2011.
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