Sgominata la banda che spacciava nei boschi
Nell'operazione della Polizia denominata "Burnt car" sono finiti in manette in tutto 8 persone, 6 marocchini e 2 italiani
Altri due arresti nel quadro dell’operazione “Burnt car” (macchina bruciata). La polizia di Gallarate ha messo in manette due cittadini marocchini, M.M. di 30 anni (clandestino) e C.L. di 25 anni, entrambi di Seregno ed entrambi detenuti per altra causa. Si tratta della conlcusione di una vasta indagine eseguita dalla Polizia di Stato di Gallarate, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Varese Tiziano Masini.
L’abitazione di Seregno dei due stranieri era stata perquisita dai Carabinieri di quella città lo scorso gennaio: nella circostanza furono sequestrati 20 mila euro in contanti, svariati cellulari e numerosi oggetti in oro. In tutto sono finiti in carcere 6 marocchini e 2 italiani. La banda, da quanto emerso dalle complesse e laboriose indagini, da circa un anno spacciava quotidianamente eroina e cocaina in grossi quantitativi nella vasta zona boschiva detta appunto “macchina bruciata”, tra Tradate, Gorla Maggiore e Locate Varesino.
Sono stati acquisiti numerosi elementi probatori dell’attività di spaccio di stupefacenti: lo spaccio partiva alle 10 di mattina e proseguiva ininterrottamente fino alle 20 di ogni giorno, con un considerevole andirivieni di giovani tossicodipendenti provenienti dalla zona di Gallarate e da varie località della provincia di Como, Milano, Novara e Verbania. Gli arresti eseguiti hanno anche permesso di accertare l’intercambiabilità dei soggetti stranieri che gestivano in prima persona lo spaccio: gli appostamenti hanno consentito di scoprire che gli spacciatori si scambiavano posizioni e ruoli per eludere le indagini e per continuare senza sosta l’attività criminale.
Nel corso delle indagini sono state sequestrate alcune decine di grammi di cocaina ed eroina, piccola parte di quanto in possesso degli spacciatori che, per non incorrere in controlli e sequestri, erano soliti seppellire in luoghi segreti e nascosti lo stupefacente. Non solo: seppellivano anche i telefoni cellulari utilizzati per mantenere i quotidiani contatti con gli acquirenti della droga. Per eludere i controlli delle forze dell’ordine locali, gli spacciatori (che per spostarsi usavano alcune auto di proprietà) parcheggiavano i veicoli nel Comune di Fenegrò, in provincia di Como, raggiungendo poi il luogo dello spaccio con le auto degli stessi tossicodipendenti.
Oltre ai due marocchini sopra citati, sono stati arrestati anche I.A.A., marocchino di 33 anni, clandestino, già fermato il 22 gennaio scorso nel corso di un intervento nel bosco e trovato in possesso di un bilancino di precisione con il quale pesava la droga, mentre tre suoi complici riuscirono a scappare con la droga che stavano vendendo; N. A., marocchino di 28 anni residente a Seregno; R.T., marocchino di 30 anni, clandestino; N. T. (detto “Tony”), marocchino di 37 anni, clandestino, capo indiscusso del gruppo criminale che, ultimamente, nel corso di una fuga per i boschi dopo essere stato sorpreso a spacciare dai carabinieri, si è rotto il malleolo di un piede, riuscendo comunque a far perdere le proprie tracce; A.A., italiano residente a Varese, 37 anni; F.F. (detto “Flo”) italiano residente a Cuveglio, 23 anni.
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