“Sullo sviluppo della città non siamo d’accordo”
Nota dei partiti della sinistra che hanno presentato una serie di osservazioni sulla variante al polo a ridosso della SS 336
Riceviamo e pubblichiamo
La seguente osservazione intende avere, nella sua prima parte, un carattere prevalentemente politico, in quanto fa riferimento al tipo di politica urbanistica da tempo praticata dall’Amministrazione Comunale di Gallarate, città in cui, a nostro giudizio, si sta costruendo e si stanno stipulando convenzioni pubblico-privato al di sopra di ogni pur ottimistica previsione di sviluppo demografico.
Non ci convince l’immagine che si cerca di dare di Gallarate come città dello sviluppo buono, dell’oculata amministrazione, della visione lungimirante del proprio futuro. Certo, di sviluppo ce n’è stato, se per sviluppo si intendono numeri che crescono e affari che si mettono in movimento. Si saluta il traguardo dei 50.000 abitanti, a un ritmo di crescita di 400 nuovi residenti l’anno, e intanto si sono costruite case per altri 15.000, si aprono sempre nuovi supermercati, si inventano rotonde e spartitraffico per far fronte ai problemi di viabilità creati dalla grande distribuzione. La crescita urbanistica in atto a Gallarate è ormai in grado in grado di soddisfare, ai ritmi attuali, il bisogno di casa di nuovi residenti per almeno 30-35 anni: un’offerta sproporzionata, per di più con pesanti conseguenze sociali, perchè si è formata una fascia alta di mercato della casa improponibile per i cittadini con redditi medio-bassi, spesso indebitatosi pericolosamente per accedere a mutui a condizioni finora ritenute vantaggiose, ma ora non più, in un contesto di insicurezza economica che ha favorito il mattone come bene di investimento, alimentando così la domanda e la conseguente lievitazione del prezzo sia della vendita che dell’affitto. È del tutto evidente che c’è uno stretto rapporto tra l’attività edilizia e il bilancio comunale, in quanto le concessioni edilizie e le convenzioni pubblico-privato sono diventate la principale fonte di entrata per ogni comune, ma riteniamo che il comune di Gallarate vi sia ricorso senza alcuna discrezione..
Si parla di economia sana e forte, di nuove forme di produzione, ma le sole economie che tirano sono l’edilizia, che differenzia il suo ambito d’azione fondamentalmente nelle direzioni della costruzione di palazzi residenziali e di centri commerciali, e quella della movimentazione della terra, per star dietro ad una concezione della viabilità sempre basata solo sul trasporto su gomma e sull’uso antieconomico del mezzo privato. Così di volta in volta si sacrificano pezzi di territorio, un bene prezioso che in un comune piccolo come Gallarate è sempre più esiguo.
Un’offerta di case sproporzionata, un invenduto sotto gli occhi di tutti, un mercato della casa a prezzi proibitivi, una carenza drammatica di edilizia popolare. Ma per alimentare quali interessi, per movimentare quali affari? Il solo business-park sulla S.S. 336 metterà in moto valori immobiliari da capogiro: 375 milioni di euro per il terziario ricettivo, 138 milioni per la residenza, 108 per la logistica: 621 milioni di euro, di affari. A vantaggio di chi, chi può investire somme simili?
Ci preoccupa il dato messo in luce dalla Commissione Antimafia di una Lombardia assunta al rango di quinta regione mafiosa d’Italia e di una provincia di Varese considerata tra le più colpite dal riciclaggio del denaro sporco e dalla manipolazione degli appalti. Spesso interviene
Certo, la variante sul Polo S.S. 336 è stata sottoposta a V.A.S., ma è stata una valutazione più giustificativa e che preventiva, fatta per dimostrare la compatibilità delle scelte decise e non il reale grado di sostenibilità del territorio: al massimo sono emersi elementi di criticità di cui si confida il superamento.
Si è sostenuto il respiro ampio di una variante che andrebbe considerata all’interno di una entità urbana di 180-200.000 abitanti, ma manca un quadro reale di riferimento sovracomunale, per quanto attiene il consumo del territorio, la viabilità, la logistica, gli alberghi: ci si limita a rispondere che anche i comuni vicini avrebbero sempre fatto così, non avrebbero mai concordato con nessuno le loro scelte.
L’area verde a sud, l’edificazione a nord, le attività logistico-economiche a ovest, presentate così, appaiono scelte razionali, ma in realtà si concentra la volumetria su un’area più ristretta, al punto che la stessa Commissione Piano d’Area in Regione ha previsto una riduzione drastica dell’abitazione nella misura del 50%, e l’area verde a sud deve sopportare invasivi e probabilmente inutili collegamenti viari in funzione della bretella con la pedemontana ed è sottoposta all’opzione di un auspicato nuovo polo ospedaliero.
Finora nelle sue scelte urbanistiche l’Amministrazione di Gallarate si è richiamata a Malpensa, vista come motore inesauribile di occasioni e possibilità di crescita, dàndo così legittimazione a ogni strumento di programmazione territoriale in corso, varianti, Piani Integrati, P.G.T.
Ma ora che il futuro di Malpensa non è più così scontato, la crisi Alitalia è stata strumentalmente mescolata con la sopravvivenza e lo sviluppo di Malpensa, rifiutando l’evidenza dei fatti e richiedendo in rapida successione che Alitalia andasse comunque avanti non rinunciando a Malpensa. Poi, puntando su Air One e Intesa, in nome della difesa della nazionalità in pericolo; poi ancora inventando cordate di dubbia attendibilità; infine concedendo centinaia di milioni di euro come prestito a fondo perduto, sottraendoli alla ricerca.
Si è sempre sostenuto e si sostiene tuttora che Malpensa sia un hub e che in futuro dovrà esserlo ancora di più: abbiamo il dubbio che lo si faccia perché sono in gioco grandi interessi economici, primi fra tutti degli immobiliaristi e della grande distribuzione, considerati opportunità di sviluppo dalle politiche amministrative, comunali provinciali e regionali: in nome dello sviluppo illimitato di Malpensa, dell’incremento demografico e dalla domanda di consumi che ne deriverebbero, trovano giustificazione e legittimità politiche urbanistiche e interventi infrastrutturali di ogni natura. Ma se Malpensa traballa è pronto a subentrare l’Expo. Cambiano anche i nomi: il Business Park diventa Sky City: forse la denominazione business è troppo manifestamente palese, ma l’edulcorazione non cambia la sostanza.
Con questo contesto, il buon senso e la volontà di governare Gallarate negli interessi dei suoi cittadini imporrebbe, soprattutto in questo momento di incertezza del futuro di Malpensa e degli scenari mossi da Expo, di evitare un consumo di territorio gravido di conseguenze, per non dovere subire accanto alla crisi aeroportuale anche l’emergenza di una città occupata da insediamenti e strutture sovradimensionati e paralizzati da una mobilità naturalmente inadeguata.
La presente osservazione chiede una pausa di riflessione, sollecita l’Amministrazione Comunale di Gallarate a soprassedere dall’adozione della Variante in attesa di una visione certa e trasparente degli scenari di riferimento. Con la presente, inoltre, si richiede la riduzione complessiva delle volumentrie e il mantenimento a verde dall’area collocata a sud della S.S. 336, escludendo così l’individuazione di un’area, vicino al confine col Comune di Busto Arsizio, per l’insedimaneto ospedaliero/universitario.
Ci preme sottolineare in chiusura che il territorio è un bene non inestinguibile, soprattutto in una delle zone più antropizzate e più compromesse d’Italia.
Il Partito della Rifondazione Comunista
Il Partito dei Comunisti Italiani
I Verdi
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