Voto cattolico, Pd e progetto politico
Roberto Caielli, consigliere provinciale eletto nel collegio sestese nelle fila del Partito Democratico, commenta il tema proposto da Giuseppe Adamoli
Roberto Caielli, ex sindaco di Sesto Calende e consigliere provinciale confermato eletto nel collegio sestese nelle fila del Partito Democratico, riprende la discussione sul voto cattolico analizzando quanto esposto dal consigliere regionale Giuseppe Adamoli
1. La riflessione sul voto cattolico e sull’insediamento socio-culturale del PD proposta da Giuseppe Adamoli e ripresa da altri tocca aspetti importanti che vanno oltre la discussione sull’esito del voto del 13 aprile. Constatare, come fa anche lui, che le problematiche culturali cui la questione rimanda abbiano poco influito sull’esito delle ultime elezioni, non significa affatto negare la loro importanza in una analisi più in profondità. Ancor più agli occhi di coloro che hanno l’ambizione liberare l’Italia dalla condanna all’indefinito oscillare tra la divisione di Porta Pia e il Patto Gentiloni. Non è affatto superato il rischio di tornare indietro, anche rispetto alle esperienze compiute nella Prima Repubblica, a logiche pre-democratiche che tanto hanno frenato l’evoluzione europea del nostro sistema politico.
Riassumendo molto schematicamente le questioni sollevate riguardano il voto cattolico in sé, il peso e la funzione culturale dei cattolici nel PD e, infine, l’opportunità e le potenzialità che la sinistra e (la società italiana) possono cogliere aprendo una riflessione e una ricerca che permetta di andare oltre i confini della tradizione dei partiti del ‘900.
Pur appartenendo ad una storia politica diversa, anzi proprio per quello, condivido molto quest’ultima osservazione. Mi son trovato a pensarci per altra via, non politica, dopo la visione dell’ultimo film di Ermanno Olmi, rievocando la sua rappresentazione della società contadina (e popolare tout court) nell’Albero degli Zoccoli, e quella in Novencento di Bertolucci. Due letture, allora viste come parallele/contrapposte di una stessa realtà! Oggi, dopo 30 anni Olmi e Bertolucci si ritrovano dalla stessa parte,eppure quanta pigrizia culturale ha frenato, dentro i partiti, una discussione che, se affrontata per tempo, ci avrebbe fornito qualche idea in più per le sfide dell’oggi!
2. La questione del voto cattolico: anche dopo la fine della DC, l’Italia fatica ad uniformarsi alla realtà Europea, dove (Spagna a parte) tutti i partiti a vocazione maggioritaria, a destra come a sinistra, sono “misti” e “neutri”, per ispirazioni religiose e non. Nonostante i buoni propositi (atti ufficiali: programma, manifesto dei valori, lo splendido discorso di Veltroni all’Assemblea dei cattolici democratici) in Italia, come rileva Adamoli, permane in larga parte di cattolici una diffidenza storica verso la sinistra, che si traduce in preferenza elettorale per il PdL e al nord anche per
C’è dunque molta materia di riflessione sia politica che culturale e anche, aggiungo, necessità di una discussione pubblica, laica, sul senso della religione, argomento che non interessa solo i cattolici, evidentemente.
Di fronte ai temi ‘eticamente sensibili’ la destra ha lucrato abbondantemente sul pregiudizio ad essa favorevole che la accredita come portatrice di una sensibilità religiosa tradizionale e rassicurante, buona anche ad uso degli atei e degli agnostici. Al contrario la sinistra e i cattolici democratici non sono riusciti a valorizzare questioni altrettanto rilevanti eticamente, come il degrado morale, la vacuità di certi stili di vita diffusi da media e pubblicità, lo scandalo (tutto e solo italiano) dell’evasione fiscale, l’inquinamento.
Questa contraddizione è rappresentata in modo esemplare dallo pseudo successo, della cultura (?) del family day, che incassa senza imbarazzo adesioni tanto strumentali quanto insincere, (un caso da manuale: l’on. Fini), ma non riconosce l’onestà dell’impegno di ministro della famiglia di Rosy Bindi.
Analogo paradosso si incontra constatando come il bersaglio più insistito di una certa parte del mondo cattolico e anche delle gerarchie sia stato il cattolico Romano Prodi. I giudizi duri contro di lui si intensificarono in particolare quando, in nome di un cristianesimo adulto, Prodi si pronunciò contro la scelta astensionista della CEI nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita. Il termine impiegato – cristiano adulto – fu biasimato ed è tuttora irriso. Ma Prodi non inventava nulla, citava un testo cardine del Vaticano II, che sollecitava la «testimonianza di una fede viva e adulta, opportunamente formata a riconoscere le difficoltà e capace di superarle». Dove per adulto si intende chi, capace di giudizio autonomo, non deve seguire in politica indicazioni dall’alto.
3. Era la “Gaudium et Spes”, il cui titolo,
Qualcuno dice che oggi il futuro “non è più un argomento”, perchè percepiamo il futuro come una minaccia, non come una speranza e “se si indebolisce la percezione del futuro, allora, sono a cadere anche tutti i miti naturali della sinistra, gli ideali: il desiderio e la speranza per un mondo nuovo” (cfr. G.E. Rusconi, A, Schiavone, R. Simone).
Eppure non è così, per rendersene conto basta guardare fuori d’Italia, all’America di Obama o alla Spagna, per stare nell’occidente, oppure al Brasile di Lula che sta realmente centrando l’obbiettivo di coniugare crescita ed equità, nel pieno rispetto della democrazia liberale. Né possiamo dimenticare che la tanto ‘spaventosa’ crescita di Cina e India ha pur sempre tra i suoi effetti anche quello di offrire a milioni di esseri umani una prospettiva di riscatto che non è solo materiale, il che nessuna persona sensibile può dire sia un male.
4. Questo per dire che una discussione sul progetto politico che sia strettamente legata ai temi etici e valoriali, può solo far bene al PD e alla coesione delle sue diverse componenti. E anche, non sembri paradossale, alla concretezza del suo profilo riformista.
Pensiamo ad esempio la questione della sicurezza, declinata ormai sino alla noia secondo lo schema sinistra-buonista (insicura) destra-severa (sicura). Sull’asse di questo bipolarismo rozzo e quasi surreale sono trasmigrati, come ben sappiamo, molti elettori, anche all’interno del mondo cattolico, sfruttandone la sensibilità ai simboli più cari (il crocefisso) per rafforzare l’equazione tra sicurezza e fedeltà alle radici, funzionale all’ideologia di destra (anche se i rumeni sono cristiani e le croci celtiche un po’ meno).
Ma non è un caso se, a differenza che su altri temi (194, eutanasia) su quelli della sicurezza e dell’immigrazione la quasi totalità delle gerarchie non segue l’onda delle mode più estremiste. E’ di ieri la presa di posizione liberale della Curia padovana sul tema moschea e, per quanto si tenti di mettere sotto accusa
Resto convinto, per concludere con l’esempio di questo tema, che se riusciremo a trasmettere l’idea che per noi democratici, l’immigrazione è sì un problema grave, ma gli immigrati sono persone, molta gente ci prenderà sul serio e capirà che la nostra offerta politica è ben fondata sia sui programmi sia su un’idea alta di persona e di società. E sarà un bel passo per continuare il nostro cammino.
Roberto Caielli – Consigliere Provinciale PD
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