“A Varese le prove generali per la strage di piazza della Loggia”

Intervista a Mimmo Franzinelli autore di "La sottile linea nera" (Rizzoli). Venerdì 27 giugno alle 18 lo scrittore presenterà il volume alla Libreria Feltrinelli. Interviene lo storico Enzo Laforgia

Una scia infinita di sangue e violenza, la stagione dell’eversione nera, a partire dalla bomba di piazza Fontana per arrivare fino alla strage bresciana di piazza della Loggia. Un percorso che ha segnato dolorosamente le famiglie di tante vittime, ma che oggi, anche grazie a nuovi documenti disponibili, è possibile ricostruire puntualmente, con nomi, fatti e circostanze, esecutori e mandanti. E’ lo sforzo compiuto dallo storico Mimmo Franzinelli, con la sua lunga esperienza nel campo degli studi su fascismo e neofascismo, nella sua ultima opera, "La sottile linea nera", pubblicata da Rizzoli, che venerdì 27 giugno, alle 18, sarà presentata presso la libreria Feltrinelli di Varese, con il contributo dello storico varesino Enzo Laforgia.

Un’opera densa e avvincente che riguarda anni ormai lontani, spesso sconosciuti ai più giovani. Perché, Franzinelli, ha sentito la necessità di occuparsi ancora di quella stagione?
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In termini sintetici, possiamo dire che la prima metà degli anni Settanta vede la presenza di una lunga stagione di stragismo nero, mentre nella seconda metà di quel decennio si assiste all’irrompere sulla scena del terrorismo di matrice rossa. Ma mentre su Brigate Rosse e dintorni si è riflettuto e scritto molto (esemplare il caso Moro), gli studi sul terrorismo nero hanno segnato il passo. E’ giunto il momento di tornarci: lasciata alle spalle la guerra fredda, possiamo guardare con occhi nuovi gli intrecci tra destra radicale, forze dell’ordine, servizi segreti».

Possiamo dire che è giunto il momento di guardare a quei fatti con un approccio non ideologico?
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Senza dubbio sì. Non mi ha mai persuaso un concetto come quello di "strategia della tensione", che presuppone l’esistenza di un "grande vecchio" dietro le quinte, un burattinaio che muove i fili dei mille protagonisti in scena. Le cose non sono andate così: spesso, negli scenari dello stragismo, si sono mossi gruppi in conflitto tra loro».

Colpisce, nel volume, una ricorrente presenza di immagini e documenti. Un modo per allargare il numero di lettori interessati a storia e politica?
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Sono convinto del rilievo della fotografia come documento. E poi ai giovani, abituati ad avere un rapporto visivo con le cose, il libro appare un oggetto obsoleto. Qui un percorso per immagini corre parallelo alla narrazione e introduce un elemento di vivacità e drammaticità. E’ il caso di una rara immagine che riguarda la strage di piazza della Loggia: essa "ferma" lo sconcerto dei presenti di fronte all’intervento di poliziotti che, a pochi minuti dalla bomba, arrivano e colpiscono con i manganelli molti presenti nella piazza».

Parliamo di Varese con lei che se ne occupò già in passato (nel volume "Delatori"): che ruolo ha avuto nel disegno neofascista anni Settanta?
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Se guardiamo la cartina della Lombardia, Milano è stato l’epicentro del terrorismo nero, Brescia ha conosciuto un terrorismo autoctono, Bergamo è rimasta fuori, mentre Varese è stata legata a filo doppio con Milano. Pensiamo all’inquietante figura di Fabrizio Zani, protagonista per Ordine nero di diversi attentati. Lavorava in una libreria a Milano e teneva i contatti con Varese. Vicende e personaggi che, in tempo reale, sono stati al centro dei coraggiosi contributi di controinformazione di Franco Giannantoni (di cui riproduco, nel mio volume, la copertina del libro "Varese dal manganello alle bombe") e sottoposti alle acute indagini della magistratura varesina».

È d’accordo sul fatto che se la strage al mercato di Varese (28 marzo ’74) non fosse fallita per un fatto fortuito, non ci sarebbe stata la strage di Brescia?
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Anche se quel momento storico era aperto a tanti sbocchi diversi, e certamente il caso ha fatto la sua parte, è assai probabile che la strage nera di Varese, se fosse andata in porto, avrebbe cambiato il corso degli eventi. E’ diventata, invece, una prova generale di Brescia».

Lei teme che il ritorno di ideologie neofasciste e neonaziste tra i giovani, possa spingerli ad una nuova stagione di odio e violenza?
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La storia non si ripete e il fascismo non è alle porte. Se, però, navighiamo in Internet, scopriamo centinaia di siti apologetici di fascismo e nazismo realizzati da gruppi della destra radicale. Più che questi aspetti, mi preoccupa il ritorno della violenza a sfondo xenofobo, ancora più grave che negli anni Settanta, perché oggi è finita la guerra fredda. La violenza, di destra o di sinistra, è sempre pericolosa, è una scorciatoia che può aiutare il potere a scegliere involuzioni antidemocratiche».

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Pubblicato il 26 Giugno 2008
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