Coi soldi della droga si era fatto la villa
L'abitazione, situata in via Alberto da Somma, sarebbe riconducibile ad un uomo arrestato alcuni mesi fa per traffico di coca e sfruttamento della prostituzione
Il Nucleo operativo radiomobile dei Carabinieri di Busto Arsizio, insieme ai coleghi dell’analogo organismo dell’Arma di Varese, ha eseguito oggi, venerdì 20 giugno, il sequestro preventivo di una villa situata in via Alberto da Somma 15 a Somma Lombardo. L’abitazione sarebbe di proprietà della moglie di un trafficante di droga albanese, L.G., 41enne, da tempo residente in provincia di Varese e arrestato proprio a Somma Lombardo il 27 ottobre 2007 in seguito ad un’indagine anti-droga della procura varesina. L’uomo, accusato di detenzione e traffico di droga e detenzione e ricettazione di armi, è attualmente in carcere: al suo aresto nella villa erano stati trovati un chilo e mezzo di cocaina (valore commerciale: circa 120mila euro) nascosta in un fuoristrada e un fucile a canne mozze occultato nel freezer. L’arma, modificata in modo da aumentarne le capacità offensive, era stata rubata pochi giorni prima presso un’abitazione sita nella zona di Varese.
Il sequestro dell’immobile, che varrebbe almeno mezzo milione di euro, è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari Chiara Venturi del tribunale di Busto Arsizio su richiesta del pm Luca Gaglio. La villa, provento di attività illecita, sarebbe stata una vera e propria centrale di smistamento della droga.
Dalle indagini svolte pare che l’uomo fosse dedito anche ad un’altra attività illecita. Alcune delle sue familiari, infatti, venivano da lui sfruttate sulla strada come prostitute. Nonostante fosse disoccupato l’uomo aveva destato il sospetto negli inquirenti per il suo stile di vita al di sopra delle sue possibilità (legali), fra cui il possesso della casa, stridente con i magri redditi dichiarati. Il provvedimento odierno potrebbe sfociare in futuro nella confisca dell’immobile, sul modello di quanto avviene per le misure patrimoniali impiegate nella lotta antimafia. Sull’immobile gravano dei mutui accesi presso un istituto bancario, mutui che avrebbero costituito peraltro un sistema indiretto di riciclaggio del denaro illecitamente guadagnato dal trafficante.
L’immobile sotto sequestro non era abitato, e sarebbe anzi stato in vendita: all’interno sono in svolgimento degli interventi di manutenzione straordinaria.
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