Delitto di Gerenzano, versioni a confronto

Le circostanze del fatto decisive per valutare la posizione di Antonio Fioramonte, accusato di omicidio volontario

Non si annuncia semplicissima l’indagine sul delitto di Gerenzano, nonostante l’evidenza dell’accaduto. Antonio Fioramonte, appena 19enne, è accusato di aver ucciso ieri a colpi di pistola l’egiziano Said Saber Abd El Basset Abd El Halim nel cortile dell’azienda del padre, Edoardo. È questa una delle poche certezze di una vicenda che pare destinata ad avere due facce e due versioni.

Il fatto di sangue è avvenuto al culmine di una tesa discussione circa la paga del mese di maggio, che la Katon, l’azienda gestita da Edoardo Fioramonte, padre dell’omicida, avrebbe dovuto al fratello dell’ucciso, Abdul. Al momento del delitto, verificatosi nel cortile della ditta edile, si trovavano sul posto sette-otto persone: oltre ad Antonio Fioramonte, a Said, al fratello Abdul con la moglie che reclamavano gli arretrati e a due loro amici, c’erano un paio di dipendenti della Katon. Sono questi i testimoni ascoltati per tutto il pomeriggio e la serata di ieri, martedì 17 giugno. Gli atti sono nelle mani del sostituto di turno della Procura di Busto Arsizio, Silvia Isidori, che affetta massima prudenza essendo tuttora in corso riscontri e verifiche incrociate tanto delle dichiarazioni quanto dei rilievi tecnici compiuti sul luogo del delitto. Non si esclude che altre persone possano essere ascoltate, o che si torni a sentire i testimoni diretti per ulteriori dettagli. 

Tuttora non è chiarita completamente la scena del delitto, nulla emerge al momento sulle testimonianze ma è facile supporre che la difesa del ragazzo accamperà intenzioni aggressive da parte della vittima, mentre i testimoni stranieri sosterranno l’esatto contrario. Già quanto raccolto dalla stampa punta in questa direzione: da un lato la testimonianza del fratello della vittima, raccolta da Varesenews, dall’altra quelle di un dipendente della Katon e di Edoardo Fioramonte, che ai microfoni del TGR Lombardia descrivono un’intimidazione ai danni del giovane sparatore da parte degli egiziani, i quali sarebbero giunti sul posto armati di spranghe e martelli. Sul luogo del fatto si è effettivamente ritrovata una sbarra di ferro che sarebbe stata brandita da uno dei presenti, di altro non vi è traccia. Tuttora non si sa se sia stata ritrovata l’arma del delitto, una calibro 9 di cui il giovane si sarebbe liberato durante le poche ore di latitanza prima di consegnarsi ai Carabinieri a Cislago; nè si sa ancora, inoltre, che forma avesse il rapporto di lavoro tra il fratello dell’ucciso e i Fioramonte.

Gli ambienti della ditta Katon non sono stati sottoposti a sequestro, in quanto il fatto si è verificato all’esterno; la scena del delitto è stata esaminata puntigliosamente, per quanto i fatti in sè e per sè siano lampanti. Sono semmai le circostanze che potrebbero giocare una notevole differenza nell’interpretazione dell’accusa, comunque gravissima: 14 i colpi sparati dal ragazzo, uno mortale. Secondo il padre, Antonio sarebbe stato aggredito, e avrebbe preso l’arma per difesa, sparando un primo colpo in aria. Quando invece di disperdersi gli egiziani si sono fatti sotto strattonandolo, solo allora, secondo la versione data dal padre, sarebebro partiti i colpi all’impazzata, fra cui quello mortale.

Antonio Fioramonte è in stato d’arresto con l’accusa di omicidio volontario presso il carcere di Busto Arsizio: l’udienza di convalida di fronte al gip si terrà entro il fine settimana. Il giovane ha chiaramente ammesso il fatto contestatogli, cui come detto hanno assistito vari testimoni, rimarcando tuttavia l’atteggiamento degli stranieri e le armi contudenti che avrebbero brandito. La sua vittima, Said, risultava pluripregiudicata per vari reati. I litigi con i lavoratori, sovente stranieri, che lavoravano con la Katon pare fossero abbastanza frequenti secondo una testimonianza: comunque sia andata, la presenza di un’arma da fuoco (non si sa se legale o meno, come per le altre sequestrate) e la volontà di usarla questa volta hanno fatto la differenza.

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Pubblicato il 18 Giugno 2008
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