Ettore Mo chiude Librando 2008
Domenica 1° giugno incontro di chiusura della manifestazione di Piazza Italia con il giornalista per trent’anni inviato speciale del “Corriere della Sera”
«Dal lago all’oceano: emozioni, avventure e una straordinaria umanità nel racconto autobiografico di un grande reporter». Il giornalista Ettore Mo, per trent’anni inviato speciale del “Corriere della Sera”, presenterà in piazza Italia a Samarate il suo ultimo libro edito da Rizzoli, Ma nemmeno malinconia (Storia di una vita Randagia). L’appuntamento è per il giorno di chiusura degli appuntamenti con gli autori di Librando 2008, domenica 1° giugno alle 21. L’autore sarà presentato dalla giornalista Alessandra Toni.
Il libro è una sorta di avventurosa autobiografia. Infatti Ettore Mo, dal 1979 ha raggiunto, spesso con viaggi rocamboleschi, le zone calde del piane per raccontarci una serie infinita di sporche guerre: dall’Afghanistan all’inferno della Cecenia, dai Paesi dell’America Latina dilaniati dalla guerriglia ai Balcani in fiamme alle terre dell’integralismo islamico. Pochi conoscono però le peripezie che hanno preceduto gli esordi professionali del più celebre corrispondente di guerra italiano.
Oggi finalmente Mo fa di se stesso il protagonista del suo ultimo libro: un viaggio nella memoria che restituisce il sapore di un tempo e di una provincia italiana affamata e sincera, di un’Europa povera e ancora ingombra di macerie ma ricca di frontiere da superare e di destini da inventare. Ragazzo di campagna sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, negli anni bui delle persecuzioni fasciste; steward su una nave da crociera negli anni Cinquanta; sguattero a Jersey, isola della Manica; cameriere in un ristorante di place de la Sorbonne, a Parigi; insegnante di francese nella Madrid di Franco; cantante in Svezia; infermiere a Londra: uno dopo l’altro, i racconti inediti che compongono questo libro tracciano un autoritratto del reporter da giovane colorato dal disincanto, dall’emozione e dalla gioia di narrare che hanno fatto di Mo un mito del giornalismo. E ci consegna un diario appassionato, ironico, beffardo, che rivela la straordinaria umanità e il puro talento di un grande cronista.
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