Il miracolo che viene dalla campagna

Il giorno della nascita della prima comunità ecocompatibile in Italia i genitori di Enrico Loccioni raccontano l'avventura del loro figlio e lo sviluppo della terra marchigiana

Appena si abbandona la costa per l’entroterra il paesaggio cambia completamente. Bastano pochi minuti e il traffico resta solo un ricordo lasciando il posto alle dolci colline e ai noti vigneti che producono il tanto famoso Verdicchio. Nelle Marche vivono un milione e mezzo di abitanti. Due terzi di questi sulla costa. Da anni c’è piena occupazione, ma soprattutto esiste un capitalismo fatto di piccole  e medie imprese che sanno innovare e che producono una grande ricchezza sapendo competere benissimo sul mercato mondiale. Molte aziende hanno fatto del "pensare globale ed agire nel locale" uno dei punti fermi. Insieme con questo un sapiente mix di cultura popolare, innovazione e profonda attenzione alle risorse umane. È il caso del Gruppo Loccioni, ormai noto anche fuori dai propri confini. 
Enrico iniziò come artigiano quaranta anni fa. Oggi coordina cinque aziende con trecento dipendenti che hanno un’età media di 33 anni, una scolarità alta e una condivisione di tutti i progetti che si respira nell’aria. Sulla sua esperienza sono stati scritti decine e decine di articoli e da poco anche la Franco Angeli ha pubblicato un libro su quel modello organizzativo. «È stato un miracolo, – racconta Domenico Loccioni, padre di Enrico, – perché fino alla fine degli anni Cinquanta qui c’era una grande povertà, era molto duro vivere. Però erano anche anni di grande speranza e noi dalle campagne abbiamo dato tanti lavoratori per far crescere l’Italia". Domenico ha 86 anni, insieme con sua moglie Delfina, racconta con orgoglio di suo figlio. Enrico è cresciuto in campagna e suo papà faceva il contadino. "Alla fine della terza media siamo andati a Jesi per scegliere una scuola professionale e così ha imparato a fare l’elettricista. Allora c’era tanto lavoro in quel campo". Nel 1968 il grande salto e l’avvio di quello che sarebbe poi diventato un vero gruppo industriale. "Enrico è sempre stato tranquillo, ha un grande coraggio e pensa sempre di andare avanti. È un uomo semplice, alla mano". Oggi anche per loro è un giorno di festa e non solo per le soddisfazioni che gli hanno dato i figli che con grande passione dirigono le aziende, ma perché in un’epoca costraddistinta dal grande balzo avanti tecnologico si riscopre l’importanza del rapporto con la terra e con la saggezza popolare. Mattei, Borghi e Merloni avevano capito bene quale sviluppo era possibile combinando questi fattori. Il primo portò il gas nelle case, il secondo (ben raccontato da Gianni Spartà nel suo libro Mister Ignis) diffuse i fornelli e il terzo con il suo "pipigas" inventò le bombole che contenevano l’importante combustibile. Due di questi erano marchigiani, l’altro varesino. Un rapporto tra le due terre che si rinsalda ancora oggi con questo nuovo progetto della Leaf house.
"Quando mio papà ha visto la casa, – racconta Enrico Loccioni, – si è sopreso di tanto nostro entusiasmo chiedendomi cosa ci fosse poi di così nuovo visto che lui aveva sempre vissuto attento al risparmio energetico".
La nuova proposta però va ben oltre un semplice progetto di casa. La Leaf community ha l’ambizione di essere una vera comunità ecocompatibile che dimostra nei fatti un nuovo modo di vivere l’ambiente. Il risparmio energetico si intreccia così a una diversa concezione dei consumi, della progettazione degli spazi, del rapporto con il territorio, con il lavoro, con la formazione. Diventa così un modello non da esportare, ma da studiare per realizzarne altri partendo dalla propria specifica realtà.
"Un progetto possibile, – spiega Loccioni, –  grazie alla forte condivisione e passione di tutti quelli che ne fanno parte"

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Pubblicato il 27 Giugno 2008
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