Malpensa, i senatori Pd presentano una mozione
Il testo in aula mercoledì 18 giugno
Sul caso Malpensa i parlamentari del Partito Democratico hanno presentato mercoledì 18 giugno una mozione in Senato. Di seguito riportiamo il testo.
Il Senato,
premesso che:
nel Nord Italia ha origine la maggior parte del traffico aereo anche di pregio internazionale e intercontinentale, ma lungo l’asse Torino-Trieste c’è un eccesso di offerta di infrastrutture che, se da un lato agevola la comodità degli spostamenti, dall’altro favorisce i grandi aeroporti e vettori stranieri;
lo scalo di Malpensa, anche in seguito al ridimensionamento del traffico conseguente all’abbandono come hub da parte della compagnia di bandiera Alitalia, rischia quindi di essere emarginato, vanificando gli enormi investimenti pubblici diretti e indiretti già realizzati;
a dieci anni dalla sua inaugurazione, l’aeroporto presenta ancora delle criticità in ordine alla sua accessibilità su gomma e su ferro dall’area milanese/lombarda e dalle province limitrofe potenzialmente interessate;
l’aeroporto soffre i forti limiti manageriali della società di gestione SEA, la quale negli ultimi 15 anni non ha introdotto alcuna innovazione di prodotto o di processo e negli anni precedenti si è limitata ad adeguamenti marginali. SEA, inoltre, ha privilegiato le esigenze di bilancio del suo azionista di riferimento, trasferendo per intero al Comune di Milano utili netti per ben 273 milioni di euro dal 2003 ad oggi, invece di impiegarli per opportune iniziative di potenziamento strategico aziendale;
appare difficile un rilancio di Malpensa come hub, mentre più realistiche e promettenti sembrano le prospettive di definirne un ruolo competitivo quale aeroporto internazionale/intercontinentale del Nord Italia per voli business, turistici e low cost, considerando che numerosi Paesi esteri avrebbero manifestato interesse ad attivare collegamenti con lo scalo o a potenziare quelli esistenti. Ciò è ancora più necessario in vista dell’Expo 2015, recentemente assegnata a Milano,
impegna il Governo:
ad attuare un piano di coordinamento degli aeroporti del Nord Italia, al fine di razionalizzare l’uso delle attuali strutture e di dare un servizio migliore ai tanti utenti della classe business e non, oggi costretti a partire da altri scali europei per raggiungere le destinazioni intercontinentali;
a negoziare o rinegoziare il più presto possibile, anche alla luce degli effetti del protocollo “open skies” siglato da Stati Uniti e Unione europea per liberalizzare i trasporti merci e passeggeri nel cielo sopra l’oceano Atlantico, accordi bilaterali con i Paesi esteri interessati a utilizzare attivamente lo scalo, così da consentire a questo di ampliare il suo portafoglio voli;
a sostenere un congruo piano di investimenti sia interni (realizzazione di un terzo satellite, restyling del terminal 2 ora impiegato per le attività low cost, adeguamento dell’impianto di smistamento bagagli e dello scalo merci, collegamento ferroviario tra il terminal 1 e il terminal 2), sia esterni (collegamento tra la rete delle Ferrovie Nord Milano e la rete ferroviaria nazionale nella stazione di Milano Centrale, collegamento con la linea Alta Velocità Torino-Milano-Venezia, aumento della frequenza delle corse delle Ferrovie Nord Milano da un treno ogni mezz’ora a uno ogni 15 minuti, incremento dei collegamenti autobus dai centri minori gravitanti su Malpensa) allo scalo, così da renderlo attrattivo e conveniente rispetto agli aeroporti concorrenti;
a garantire un opportuno sostegno ai lavoratori colpiti da situazioni di crisi occupazionale nel corso della complessa e difficile fase di rilancio dello scalo, partendo da un appropriato ricorso alle risorse finanziarie e agli strumenti di intervento previsti dall’ultima legge finanziaria;
a consentire alla società di gestione SEA di operare sul mercato attraverso la leva della politica dei prezzi dei diritti di approdo e partenza, ponendo un limite massimo e abolendo le tariffe imposte dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) e permettendo di offrire una gamma di destinazioni internazionali e intercontinentali capace di recuperare il maggior quantitativo possibile di passeggeri e di merci;
a controllare, tramite gli organismi a ciò deputati e in particolare l’Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC), l’efficacia e l’efficienza delle scelte gestionali operate dalla SEA, ponendo degli obiettivi in termini di qualità dei servizi e applicando premi o sanzioni per il loro conseguimento o per il mancato raggiungimento, nell’ottica che non dovrebbero essere unicamente le istituzioni proprietarie della società, ossia la Provincia e il Comune di Milano, a valutare la gestione di uno scalo intercontinentale.
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