Pd, “Il momento di costruire, non di dividere”

Una riflessione del senatore Paolo Rossi, che si innesta nel dibattito promosso su Varesenews da Giuseppe Adamoli

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Le considerazioni svolte recentemente da Giuseppe Adamoli (Attenzione, il PD rischia grosso) meriterebbero un’ampia disamina a livello politico. Data la densità ficcante del suo intervento mi limiterò a qualche puntualizzazione, non senza osservare, preliminarmente, da un punto di vista, cioè, dell’impostazione generale, che il nostro consigliere regionale sembra si dia pena di dar fuoco alle polveri per esser già sul posto, primo a chiamare i soccorsi.

Nel merito di quanto afferma egli volutamente pone in litote, relegando in ombra, un più ampio ventaglio di possibili risposte alle domande che esplicitamente solleva.

All’interrogativo, e ai dubbi che vi sottostanno, di una possibile collocazione del PD in Europa – scelta, secondo Adamoli, accantonata nel complesso prender vita di quel progetto – ha già risposto il segretario nazionale. La scelta operata di creare una forza nuova in cui non fossero represse ma esaltate le diversità, pur nell’ambito di un preciso disegno, e il conseguente e coraggioso distacco (in termini elettorali e non solo) dalla sinistra radicale, nei modi e nei tempi imposti da una imminente competizione elettorale, hanno fatto sì che il Partito democratico fosse costretto a decollare su una pista troppo corta. Era inevitabile, pertanto, avvertire qualche turbolenza e dover subire qualche manovra di assestamento.

Mi sembra piuttosto naturale poter pensare che, nella fase di decollo, vi fossero alcune priorità e che, al tempo stesso, sembrasse giusto e opportuno superare quegli elementi di divisione che rischiavano di rallentare e compromettere l’iter della formazione di una nuova forza. Adamoli scambia il presupposto con la conseguenza: quanto asserito da Veltroni, circa la necessaria autonomia del PD in Europa (espressione, cioè, di un centrosinistra non socialista tout-court, ma che può trovare alleanze con il PSE) vuol dire riconoscere, implicitamente ed esplicitamente, che il nuovo partito ha un’identità composita, non semplicemente ascrivibile ad etichette di facciata, proprio perché coloro che hanno partecipato alle Primarie non sono altrettanto ascrivibili all’area della sinistra storica e del vecchio PCI.

Non penso certo di affermare che abbiamo vinto le elezioni. Abbiano perso e sono stati compiuti degli errori (in primo luogo nella valorizzazione del lavoro svolto e nella comunicazione, ma qui la discussione si farebbe ampia): mi sembra riduttivo e un po’ schematico limitarsi a osservare che l’elettorato non ha creduto all’innovazione culturale, sociale, politica e programmatica del PD.

È altrettanto riduttivo e schematico, una volta ridotto il Partito a una forza della sinistra tradizionale, cercare di avvicinarlo, percentualmente e non solo, alla deriva storica di un’altra epoca, caratterizzata da tutt’altri schieramenti di forze messi in campo e fatti agire. Così come, d’altro canto, il domandare ai compositori del Settecento e dell’Ottocento una musica come la potevano dare quelli del Cinquecento, val quanto lamentare che Raffaello non abbia dipinto come Giotto. Rispetto a trent’anni fa non solo è cambiata la società, ma tutte le domande che da uno scenario diverso – più definito per alcuni aspetti, ma ben più precario e fragile per altri (basti solo pensare al terrorismo internazionale, all’energia e alle questioni macroeconomiche ad essa legate) – finiscono per accumularsi.

Io credo che, proprio alla luce della sconfitta elettorale, la riflessione sia più opportuna della polemica, l’esaltazione delle potenzialità migliore dei distinguo e delle divisioni. Viviamo in una casa di vetro: non serve a nessuno scagliare sassi. Jorge Luis Borges nei suoi Frammenti da un vangelo apocrifo scriveva: «Nulla si edifica sulla pietra. Tutto sulla sabbia. Ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra». Si sente ripetere spesso che il lavoro dell’opposizione sia un lavoro che dà pochi frutti, destinato a rimanere in ombra. Io credo questo sia il momento opportuno per costruire, non per dividere. Mai come adesso dobbiamo guardare avanti, promuovere consapevolezza intorno alle questioni, grandi e piccole, che sono in divenire e che sono a cuore ai cittadini. Insomma: dobbiamo cercare di edificare come se la sabbia fosse pietra.

Senatore Paolo Rossi

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Pubblicato il 12 Giugno 2008
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