Campi nomadi, Maroni: «Censimento, non schedatura»
Il ministro dell’Interno risponde a Famiglia cristiana: “Se il provvedimento darà buoni risultati lo estenderemo ad almeno altre 10 province dove abbiamo verificato problemi»
Le impronte nei campi rom? “Un censimento, non una schedatura” Così il ministro dell’Interno Roberto Maroni risponde a Famiglia Cristiana, settimanale cattolico che lo aveva duramente attaccato sulla questione delle impronte nei campi rom. «Davanti alle polemiche di questi giorni, tengo a precisare di non aver mai disposto alcun censimento per i rom, una misura di cui non ho mai parlato perché sarebbe su base etnica» si legge sull’on line di Repubblica. «Ho invece disposto – continua Maroni – un censimento per i campi nomadi, dove con ogni evidenza ci sono rom ma anche extracomunitari. Dunque la mia non è una iniziativa sui rom, ma sui campi nomadi, e le due cose non possono e non devono essere confuse. In questo modo, ho corretto l’impostazione (questa sì etnica) di Amato e Minniti che avevano decretato l’emergenza per i rom».
E per il futuro l’inquilino del Viminale non esclude di allargare il provvedimento, oltre a Milano, Napoli e Roma, anche ad altre province “calde”: «Se darà buoni risultati, lo estenderemo ad almeno altre 10 province dove abbiamo verificato problemi». «Una volta saputo chi vive nei campi – ha detto ancora Maroni – dobbiamo realizzare livelli minimi di prestazioni igienico-sanitarie, per evitare che i bambini vivano con i topi».
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