Federalismo, Bossi apre al Pd, gestacci all’inno d’Italia

Il leader del Carroccio di fronte ai leghisti veneti: “Riforme, o sarà battaglia". E attacca i professori del sud: "Hanno bastonato uno dei nostri perchè ha portato una tesina su Cattaneo"

«C’è spazio. C’è spazio. Noi siamo pronti ad accogliere le proposte del centrosinistra sul federalismo. Da parte nostra non ci sarà una chiusura al Pd e a Veltroni». A parlare è ministro delle Riforme Umberto Bossi a margine del congresso della Lega Nord-Liva Veneta a Padova. Ma oltre al federalismo la giornata veneta del senatur si è caratterizzata da foto che lo ritraggono col medio rivolto all’inno di Mameli. Le foto sono disponibili sul sito del Mattino di Padova e le dichiarazioni che ne seguono faranno certamente discutere.
«Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…’, toh! dico io», e poi il dito medio alzato. «Dobbiamo lottare – ha aggiunto – contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà».
Le dichiarazioni sono forti e hanno il tono della “sparata” preelettorale, in particolare la dichiarazione che Bossi fece a qualche giorno dal voto in un comizio a Verbania. «Dobbiamo lottare – ha aggiunto – contro questo stato fascista. È arrivato il momento, fratelli, di farla finita». E sempre sul progetto di federalismo, il leader del Carroccio ha detto di non essere contrario alla perequazione tra regioni più ricche e quelle più povere. «Ma deve essere una perequazione giusta – ha proseguito – non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. È una truffa, è uno schifo».
Bossi ne ha avute anche per il capitolo scuola: "Basta far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo è stato ‘bastonato’ agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo". Il riferimento al figlio Renzo sembra essere fin troppo evidente: proprio Varesenews trattò della maturità del giovane che si era preparato in un instituto privato del Varesotto con una tesi dal titolo: “La valorizzazione romantica dell’appartenenza delle identità”. L’esame, come ha riportato poi il Corriere della sera nei giorni successivi, non andò bene: Renzo non è passato alla maturità.

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Pubblicato il 20 Luglio 2008
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