«Fornace, ecco i motivi per andare subito in Regione»
I consiglieri di minoranza scrivono un'istanza al responsabile dell’ufficio urbanistica, Marco Padovan, chiedendo la revoca della variante adottata lo scorso aprile
Fornace, i consiglieri di minoranza passano nuovamente all’attacco e presentano un’istanza all’architetto Marco Padovan, responsabile dell’ufficio urbanistica di Tradate. Con una lettera a lui inviata, e per conoscenza al sindaco, i cinque consiglieri di minoranza (Carlo Uslenghi, Pino Scrivo, Piergiorgio Campanini, Luca Carignola, Luigi Luce) chiedono nuovamente la revoca «da parte del consiglio comunale della variante adottata in data 18 aprile 2008» perché sarebbe stata approvata su documentazione non corretta da parte dei costruttori.
Ma non solo. I consiglieri di minoranza chiedono «che il Responsabile del Procedimento disponga la convocazione della conferenza di servizi volta all’esame della pratica commerciale da parte delle Autorità competenti, in primis la Regione Lombardia, visto che l’insediamento proposto si configura, di fatto e di diritto (nonostante i vari artifizi messi in atto per dissimularlo) come un centro commerciale a tutti gli effetti, per la cui attivazione deve essere valutata la compatibilità con le previsioni del vigente Programma Triennale per lo Sviluppo del settore commerciale».
A sostegno di questa tesi, i consiglieri di minoranza spiegano che «le tredici autorizzazioni commerciali rilasciate dal Comune in data 4 dicembre 2006 e scadute in data 3 dicembre 2007, non solo non sono prorogabili, come richiesto dalla società Tecnocovering srl, in quanto il Comune avrebbe dovuto farlo prima del termine di scadenza dell’efficacia dell’atto amministrativo (3 dicembre 2007), ma sono tutte illegittime per violazione di procedura e di legge. Infatti sono state rilasciate ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs 114/1998 (Esercizi di vicinato con superficie di vendita inferiore ai 250mq), mentre invece avrebbero dovuto essere rilasciate ai sensi dell’art. 8 del suddetto decreto legislativo (Medie strutture di vendita), in quanto strutture di vendita dai 500 ai 2500mq. Qualora si sostenesse che è stato un mero errore formale riportare l’art. 7 invece dell’art. 8 del D.Lgs 114/1998, si evidenzia che nelle autorizzazioni rilasciate manca il richiamo ai criteri adottati dal Comune ai sensi del comma 3 dell’art. 8 del D.Lgs 114/1998. Anche in questo caso, sarebbe quanto meno non solo opportuno, ma anche necessario, procedere alla revoca in autotutela delle autorizzazioni rilasciate, sebbene scadute, in quanto agli atti comunali risultano emesse autorizzazioni illegittime, ma anche e soprattutto perché il piano ex fornace è un centro commerciale ai sensi dell’art. 9 del D.Lgs 114/1998, così come altresì previsto dagli obblighi di convenzione, Comune-Società Bitter, in data 28 giugno 2005 (pag. 11, ultime righe)».
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