Davide Buffoli & The Habladors, l’anima rock di “Anche io”

Un giovane chitarrista e cantautore. Vi presentiamo Davide Buffoli, ospite con il suo gruppo, sabato 6 settembre alla festa di VareseNews

E’ un giovane chitarrista e un rock-songwriter della provincia di Varese. Il suo stile musicale si affianca ai gruppi che del genere hanno fatto la storia della musica ma le sue canzoni, pur rimanendo radicate al sound americano più duro, aprono una breccia al suono più melodico del pop. Stiamo parlando di Davide Buffoli, leader degli “The Habladors” formazione musicale che lo vede accompagnato da Alberto “El Tio” Gazzarata al basso e Carlo “Toby” Attolini alla batteria. Sodalizio che nel 2003 è autore di “Screamin’ like a child”, un cd di inediti dove Davide si fa conoscere come cantautore e accompagna i brani con i suoni robusti della sua chitarra. Una ricerca musicale e di stile che certo non si ferma e, come ci racconta Davide in questa intervista, vede tanti progetti per il futuro. Per conoscere la sua musica vi invitiamo invece alla serata di sabato 6 settembre dove, con il gruppo dei "Bardibrilli", sarà ospite di "Anche Io", la festa di VareseNews che si terrà in località Schiranna.

 Quando hai scoperto la tua passione per la musica?
«La mia passione per la musica è nata molto presto. Mio papà ha sempre ascoltato musica americana e inglese, le faceva girare sul “piatto” del giradischi e così già da piccolo ha immagazzinato quei ritmi. Verso i quattordici anni è iniziata la vera passione. Guardando su mtv i video di Black Crowes o Gin Blossoms sono stato folgorato e ho iniziato a suonare la chitarra. L’anno successivo sono entrato in una band di musica country, sono poi passato ad un genere più elettrico fino a trovare uno stile musicale mio.»

Come definiresti il tuo genere musicale? Cosa ti ha portato a questa scelta?
«Quando è nato il gruppo facevamo rock e N’blues ma nel frattempo scrivevo cose mie, col tempo ci siamo quindi spostati su un genere diverso. E’ un rock che attinge dal passato con influenze pop. Un critico lo ha definito “Rock – Roots – Pop”, cioè un genere che unisce il sound del rock alle sue radici ma nello stesso tempo è rivolto al popolo.»

 Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?
«Mi piace moltissimo Tom Petty ma anche John Mellencamp, Bob Dylan. Mi rifaccio a quelli del passato ma anche a tanti gruppi del presente, ascolto molta musica e sono tanti i personaggi che mi influenzano.»

L’album “Screamin’ like a child”, uscito nel 2003, è il tuo primo album. Cosa porti in questo album?

«Ci sono tre cover riarrangiate, sono un brano di Woody Guthrie, uno di John Mellencamp e uno di Gin Blossoms artisti che mi hanno folgorato. Poi ci sono otto brani inediti, scritti da me.»

 Cosa vuoi comunicare con i tuoi testi, con la tua musica?
«Non ci sono mai riferimenti politici o altro nei testi. Non ho la verità in mano, scrivo quello che penso e che sento. Spero solo che qualcuno si possa riconoscere in quello che scrivo o che la pensi come me.»

 Progetti per il futuro? Avete in programma l’uscita di un altro disco?
«Ora stiamo lavorando ad un altro disco e penso che conterrà solo inediti, pezzi scritti da me in questi ultimi tre anni. Rispetto al primo disco è melodicamente più pop, meno grezzo. Inoltre il 14 novembre apriremo il concerto di Massimo Priviero al Rolling Stone di Milano.»

Perché la scelta di brani tutti in inglese?
«Ho scritto solo un brano in italiano ma al momento lo tengo li. Per il resto ho sempre scritto in inglese, l’italiano è limitante per la melodia. Uno dei più grandi arrangiatori, secondo me, è stato De Gregori, soprattutto nei primi brani ha creato delle melodie nuove. Ma solitamente i testi italiani sono ripetitivi da questo punto di vista. Mi viene naturale scrivere in inglese, forse anche perché influenzato dal genere che faccio.»

Nella tua carriera musicale c’è stata un’incontro artistico che ti ha cambiato o ha cambiato il tuo modo di fare musica?
«Non mi è mai piaciuto idrolatrare una persona o essere idrolatato. Secondo me è bello quando hai persone da cui imparare, che ti possono dare consigli. Non credo ci sarà mai una persona che mi cambierà musicalmente ma ce ne sono tante. Forse è successo a 14 anni, quando ho iniziato a suonare la chitarra e sono rimasto folgorato da diversi musicisti.»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 agosto 2008
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