Meritocrazia e glocalismo, la prima volta del Pd

Otre 760 delegati si sono ritrovati a Lampugnano, per la la prima assemblea regional. Varato lo statuto regionale

Sono “meritocrazia” e “glocalismo”, “partito federalista” e “reti territoriali” le parole d’ordine della prima assemblea del Partito democratico della Lombardia. Concetti che esprimono bene l’ansia di questa nuova forza politica di lasciarsi alle spalle la sconfitta elettorale, con il suo inevitabile strascico di polemiche, e di rilanciare la propria azione politica in vista delle elezioni europee. Non a caso il summit degli oltre 760 delegati, svoltosi oggi a Milano negli spazi della Festa democratica a Lampugnano, aveva per titolo “Lombardia chiama Europa”. Nutrita la pattuglia dei democratici provenienti dalla provincia di Varese (eletti una cinquantina di delegati) che ha partecipato ai lavori dell’assemblea che, al termine di impegnativi gruppi di lavori, aperti dalla relazione del segretario regionale Maurizio Martina, e dopo un confronto su “Valori, identità culturali, programmi, organizzazione”,  ha varato lo statuto regionale del partito a livello regionale.

Positivo il bilancio dell’assemblea proposto dal consigliere regionale varesino, Giuseppe Adamoli. «Un confronto davvero interessante, che ha detto un no forte al concetto di padroni in casa nostra e un sì altrettanto deciso ad un federalismo non localista». Necessità, poi, di una forte innovazione sul fronte della politica. «Oggi i luoghi della politica possono dare risposte parziali ai problemi della globalizzazione e se la nostra politica vuole essere all’altezza delle nuove sfide, deve guardare avanti. Altrimenti saremmo un partito conservatore e non progressista».

Richiede al Pd maggiore decisione e più iniziativa il parlamentare varesino Daniele Marantelli, che nel gruppo di lavoro sulle infrastrutture, a proposito di Alitalia, ha paragonato Berlusconi ad Eltsin, «che ha venduto pezzi di Stato ai boiardi». «Su Alitalia – ha continuato il deputato – abbiamo sofferto in campagna elettorale: ora dobbiamo andare più all’attacco, ribaltare la situazione». Ma certamente non seguendo la ricetta-Penati: «entrare come istituzioni in Alitalia equivale a ritornare agli aiuti di Stato». Parole d’ordine, poche e chiare, vanno rivolte ai cittadini, magari proponendo un «manifesto su Alitalia» ed altro ancora. «Il Pd non deve farsi stringere nella tenaglia tra il Pdl, quello che fa le cose, e gli esponenti della sinistra radicale, che stanno al pub perché alla mattina non devono andare a lavorare».

Acceso il dibattito su “Valori e programmi” al quale hanno partecipato Goffredo Bettini, coordinatore dell’iniziativa politica del Pd a livello nazionale, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e Mauro Ceruti, filosofo e parlamentare. Più frequente e ordinaria deve essere la consultazione degli iscritti nel Pd, secondo Bettini, mentre è urgente, per Ceruti, costruire il partito con un’organizzazione a rete. Fondamentale, secondo il sindaco di Venezia, resta l’azione riformista dei democratici, che nel Nord devono intercettare i consensi dei ceti legati all’innovazione e alle nuove professioni. «Il Pd deve avanzare senza guardare in faccia a nessuno, senza farsi condizionare da nessuna corporazione: neppure dalle corporazioni sindacali». Per Cacciari a questa scelta, è legata la possibilità di uscire dal paradosso attuale di un Pd che, nel Nord, «resta un partito riformista senza avere i veri riformisti».

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Pubblicato il 07 Settembre 2008
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