«Se la giocheranno Bettini e Freire»

Gli ex azzurri Chiappucci, Peron e Nardello commentano il circuito dei Ronchi e fanno il toto mondiale nel giorno più lungo di Varese 2008

Oggi è il giorno più lungo dei mondiali di ciclismo di Varese. Corrono i professionisti uomini, i big, le star della bicicletta. La partenza è prevista alle 10 e 30 e si concluderà intorno alle 17 al Cycling Stadium delle Bettole. Il risultato della corsa è più incerto che mai: da una parte c’è la squadra azzurra impostata su Paolo Bettini, dall’altra c’ è la Spagna che puo’ contare su più "punte", più soluzioni quali Freire, Valverde, Sanchez e Contador.

Abbiamo chiesto ad alcuni professionisti ed ex azzurri varesini il loro parere su circuito mondiale e sui favoriti: a loro la parola.

Andrea Peron è di Besnate, ha 37 anni ed è stato un professionista. Ha partecipato a due Mondiali, Verona e  Lugano, e oggi è nello staff che organizza il Giro d’Italia, il Tour De France e gli eventi collaterali per i mondiali di Varese. «È un circuito che è stato testato bene nell’ultima Tre Valli e nella tappa del Giro d’Italia. Sono 250 chilometri di curve, saliscendi e pochi rettilinei. Lo definirei “nervoso” e veloce, tutto all’interno della città. Questo significa che le squadre faranno più fatica, ad esempio, ad organizzare un inseguimento».

Tra i suoi favoriti c’è naturalmente l’azzurro Bettini, e a seguire Freire e Valverde. «Gli italiani sono in forma e lo hanno dimostrato in Spagna».
«La città si sta preparando bene – conclude Peron – e anche io avrei voluto correre davanti alla mia gente. Sono sicuro che come a Lugano nel 96 e a Varese nel 1951 arriveranno moltissimi tifosi. Vi consiglio di piazzarvi su una delle due salite perché lì si concentrano gli sforzi degli atleti».

Daniele Nardello, 36 anni, è di Arcisate, professionista ancora in attività, sarà sul circuito da spettatore, con un pizzico di nostalgia nel cuore. «È un percorso che molti sottovalutano e sbagliano perché e tortuoso. Inoltre, dopo l’ultima salita dei Ronchi non c’è una discesa per tirare un po’ il fiato. Se qualcuno va in fuga lì, sarà difficile recuperarlo». Nardello concorda con Peron sui nomi di Bettini e Freire. «Loro sono sopra tutti, però io starei attento agli spagnoli che stanno facendo molto bene. Dove mi piazzerei a vedere la corsa? All’ippodromo sarà uno spettacolo indimenticabile».

Claudio Chiappucci, 45 anni, soprannominato «el diablo», è un combattente nato. Con i suoi attacchi spericolati all’inizio degli anni Novanta faceva sognare milioni di italiani che davanti alla tv seguivano il Tour de France e la sfida infinita con Miguel Indurain, il navarro. Sembrava una corsa fatta su misura per lui. Oggi osserva il mondo delle corse in bicicletta dalla sua Uboldo. «È un circuito molto tecnico, con tante curve e controcurve e questo fa sì che il mondiale sarà aperto a tante soluzioni, soprattutto corridori che abbiano tenuta sugli scatti e i controscatti. Quindi se devo indicare una squadra favorita dico la Spagna perché ha tante punte, tanti attaccanti e quindi puo’ mandare a vincere più uomini. L’Italia punta tutto su Bettini che mi sembra in salute». 
Per uno come Chiappucci correre un mondiale nella sua terra sarebbe stato il coronamento di un sogno: «Io ho corso un mondiale in Sicilia, ma non è la stessa cosa. E poi l’anno prossimo ci sarà il mondiale di Mendrisio, due opportunità. Un vero peccato».

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Pubblicato il 28 Settembre 2008
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