Su misura del paziente la cura per la depressione
Una ricerca condotta da otto atenei ha messo a confronto due metodi per la cura della malattia. Lo studio è stato effettuato su 350 persone
Due strade,lo stesso risultato o meglio, risultati simili. Per vincere la depressione, che può arrivare a colpire oggi un varesino su dieci, non c’è una ricetta univoca. Due metodi per la cura della malattia al suo stato lieve, il trattamento con antidepressivi e il counselling interpersonale (detto tecnincamente Ipc), sono stati perciò messi a confronto in una ricerca che ha visto la partecipazione di otto sedi universitarie e un contributo importante anche dell’ateneo varesino dell’Insubria.
Gli esiti sono stati presentati nel pomeriggio di ieri, durante il convegno "Il trattamento della depressione nella medicina generale". L’incontro è stato organizzato dalla Psichiatria del Dipartimento di medicina clinica dell’Università dell’Insubria e ha visto la partecipazione di diversi docenti, medici specializzati ed esperti provenienti non solo dal territorio ma anche dalle altre università coinvolte nel progetto.
«L’obiettivo di questo lavoro multicentrico è quello di mettere a confronto i due rimedi – spiega Simone Vender, professore ordinario di psichiatria dell’università degli studi dell’Insubria -. E il risultato che abbiamo ottenuto, prendendo ad esame un elevato numero di casi, ci dimostra che entrambi i metodi, seppur in modi e tempi diversi permettono di ottenere il medesimo risultato». Per realizzare lo studio sono stati reclutati circa 350 pazienti, di cui 50 nella sede di Varese.
«In questo contesto – ha aggiunto Vender – non è stato chiesto ai pazienti di scegliere a quale cura sottoporsi. Sono stati selezionati dei casi che hanno presentato risultati molto simili. I due metodi hanno chiaramente delle caratteristiche differenti. Quello con farmaci può risultare più rapido ma potrebbe creare un bisogno prolungato nel paziente così come il counselling potrebbe essere una cura definitiva ma richiedere più tempo. Non esiste dunque una cura univoca ma potrebbe essere interessante adattarla al tipo di paziente, in base alle proprie esigenze e scelte».
Chi potrebbe scegliere il counselling? Una donna incinta piuttosto che un anziano già sottoposto a cure mediche ad esempio, essi potrebbero preferire un trattamento che escluda la prescrizione di antidepressivi mentre altri pazienti, con esigenze diverse, potrebbero chiedere una soluzione immediata (e in alcuni casi anche meno costosa) al loro problema. «È emersa inoltre – ha concluso Vender – la possibilità di avviare una collaborazione tra psichiatria e medicina generale nel trattamento della depressione lieve. Questa collaborazione potrebbe essere la base per raggiungere dei risultati importanti a favore dei pazienti. Lo studio ha confermato infine come, anche a Varese, sia attiva l’attenzione e la ricerca in campo scientifico e universitario».
Il progetto di ricerca ha permesso inoltre l’attivazione di una collaborazione tra specialisti psichiatri e alcuni medici di medicina generale coinvolti nel reclutamento pazienti. La ricerca è stata finanziata sui fondi Prin del ministero dell’Università e della ricerca, coordinata dall’Istituto di psichiatria Ottonello dell’Università degli studi di Bologna.
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