Armiraglio saluta la “sua” Pro Patria
L'ormai "storico" presidente dopo nove anni in sella ha lasciato la carica a Giuseppe Zoppo. "La nostra forza nell'era Vender sono stati i conti in ordine; in campo Zaffaroni e Tramezzani i miei preferiti"
Ad aprile sarebbero stati dieci anni di presidenza della Pro Patria: solo per pochi mesi non ha potuto arrivare a questo traguardo, rimpiazzato dal nuovo patron della società Giuseppe Zoppo. È stato insomma un presidente decisamente "longevo". Alberto Armiraglio è assessore all’ambiente nella Giunta Farioli che governa Busto Arsizio, ma il suo verde preferito è sempre rimasto quello dell’erba dello Speroni. Alla guida della Pro Patria era giunto nel 1999 da "traghettatore". un Presidente di transizione. Alla fine la transizione c’è stata, ma dalla C2 alla C1… e ritorno evitato per un capello grazie ai conti in ordine. Varesenews ha cercato Armiraglio per un breve riassunto dell’esperienza vissuta in questo lungo lasso di tempo, all’insegna del "dieci anni in dieci minuti".
Che Pro Patria ha trovato e che Pro Patria lascia?
Fui scelto come presidente in un contesto particolare, dalla cordata bustocco-gallaratese che reggeva la società dalla fusione Pro Patria-Gallaratese che nel 1995 riportò la squadra in C2. Nel 1999 io dovevo trovare una soluzione a una situazione difficile: e la trovai nella famiglia Vender. L’intesa con loro fu buona fin dall’inizio, iniziarono a fine anno acquisendo una quota di minoranza significativa, poi a fine campionato presero le redini della società in pianta stabile. Furono i Vender a sostenermi come "presidente di garanzia", diciamo della "bustocchità", loro milanesi. Sono stati nove anni di stabilità, certo, di conti fatti bene (per i tifosi, sempre prodighi di lamentele per il calciomercato, anche troppo… ndr). Dico solo questo: quante società abbiamo visto sparire in questi nove anni nelle serie professionistiche minori? La Pro Patria invece ha tenuto duro e con i conti in ordine, che alla fine ci hanno salvati anche dalla retrocessione, con il ripescaggio in Prima Divisione.
Quali sono state le maggiori soddisfazioni raccolte?
R: Sicuramente la promozione in C1, un’emozione grandissima e attesa da vent’anni. Ma anche singole partite memorabili degli ultimi anni, per il calore del pubblico e la prestazione sul campo: e penso al 4-3 a un grande Genoa, o al 4-2 l’anno dopo al Pisa giocando a lungo in nove.
Quali i dirigenti e i tecnici con cui ha avuto le migliori relazioni, anche umanamente?
Senz’altro la "cordata" bustocco-gallaratese con Lino Petenà, Roberto Ferrario, Aldo Della Valle, Peppino Mancini, Renzo Tosolini, Giorgio Caravati. Tra loro ho avuto veri amici. Poi i Vender con cui negli anni ho sempre mantenuti rapporti di stima e fiducia reciproca. Fra gli allenatori della squadra devo dire che non faccio differenze: Motta, Muraro, Patrizio Sala, Discepoli, Rossi… tutti professionisti capaci e preparati, con caratteri diversi ma si è sempre tenuto un buon rapporto.
I suoi giocatori preferiti?
In testa Marco Zaffaroni, è stato un esempio in campo e fuori (oltre a inzuccare il gol della promozione in C1, ndr). Poi Paolo Tramezzani, benchè spesso assente per gli infortuni è stato un punto di riferimento con la sua esperienza anche nei più grandi club. Questo per i veterani: tra gli altri citerei Rocchi, che ha proseguito fino a mostrare quanto valeva nella massima divisione, e ancora Antonelli, Ruopolo, Fava. Con particolare piacere Riccardo Colombo, cresciuto nelle nostre giovanili e che ogi veste la maglia granata del Torino (e autore domenica del suo primo gol in serie A).
E domani?
L’augurio è naturalmente che società e squadra continuino su questa strada e diano il meglio, come hanno saputo fare fin qui.
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