Energia: “Per l’Italia è tempo di fare scelte coraggiose”
Alberto Ribolla, ex presidente Univa e coordinatore del Club dei 15 di Confindustria interviene a Prato: «Il pessimismo danneggia, è il momento di investire»
«Investire in una politica per l’energia può essere la nuova via keynesiana alla crescita». Un messaggio forte, ambizioso, importante quello che Alberto Ribolla, Coordinatore del Club dei 15, ed ex Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, ha voluto lanciare durante il convegno di Prato «Energia per crescere: le scelte del Paese a sostegno dello sviluppo».
Un evento organizzato per il 28 novembre dallo stesso Club dei 15, in collaborazione con Confindustria.
Intervento, il suo, partito da una semplice constatazione: «Negli Stati Uniti sta prendendo il via un nuovo new deal energetico, basato su investimenti in nuove fonti pari a 150 miliardi di dollari, sull’obiettivo di raggiungere il livello di un milione di auto ibride entro il 2015 e con la previsione di creare nel tempo5 milioni di nuovi posto di lavoro».
E in Italia? Secondo Alberto Ribolla «è il momento giusto per scelte di politica economica ed energetica coraggiose».
Questo perché, spiega il rappresentante delle associazioni industriali delle province italiane dove più alta è l’incidenza sul Pil dell’industria manifatturiera, «l’energia non è solo un problema di costi, per i territori a forte vocazione manifatturiera l’energia è anche una questione di futuro». Occorre, però, «darsi una prospettiva».
Cosa accadrebbe, per esempio, nel nostro Paese se gli investimenti del settore energetico, che si aggirano mediamente sui 15 miliardi annui, aumentassero del 30%, e quindi in valore assoluto di 4,5 miliardi? «Il risultato – spiega Alberto Ribolla attraverso i dati che emergono da una proiezione del Centro Studi Confindustria – sarebbe un potenziale di attivazione del sistema produttivo, nazionale ed internazionale, pari ad un incremento del valore aggiunto prodotto dello 0,25%, equivalente a 3,3 miliardi. Salari e stipendi in termini assoluti aumenterebbero di 1,1 miliardi (+0,26%), si creerebbero circa 61mila nuovi posti di lavoro».
Non solo: «Se questi 4,5 miliardi, pari al valore di una centrale nucleare di 1,6 GW, fossero investiti nell’atomo, avremmo una riduzione della dipendenza energetica dall’estero del 3,3%». Se poi si puntasse ancora più in alto, su una produzione di energia nucleare pari alla media europea, e dunque su aumento degli investimenti energetici, pari a 20 miliardi, gli effetti sul sistema-paese si moltiplicherebbero: «Avremmo un incremento della produzione dell’1,3%, il valore aggiunto salirebbe dell’1,1%, gli stipendi dell’1,2%, si creerebbero 266mila posti di lavoro e la dipendenza energetica scenderebbe del 16,5%».
Da qui l’appello: «Dobbiamo tornare ad investire. Osare ed agire tempestivamente ci potrebbe consentire di fare un salto come Paese in un momento in cui tutti i nostri concorrenti sono in difficoltà». Coraggio e capacità di andare controcorrente rispetto all’atteggiamento di sfiducia sempre più imperante. «Non dobbiamo permettere che un sentimento negativo si impossessi del Paese. Non possiamo rischiare di diventare prigionieri del nostro stesso pessimismo». Secondo Alberto Ribolla, infatti, questo è invece «il momento giusto per investire in energia, per introdurre misure economiche e di fiscalità che incentivino le imprese a fare quel balzo in avanti nella ricerca energetica necessario per recuperare il giusto ruolo che ci compete a livello internazionale, quello che nel 1978 vedeva l’industria termoelettrica italiana vincere il 40% delle gare internazionali di appalto per la costruzione di centrali».
Questa la ricetta “per una nuova via keynesiana alla crescita”. Un obiettivo da inseguire sapendo che le questioni da affrontare sono tre. Così riassunte dal Coordinatore del Club dei 15: «Sostenibilità, regole, opportunità». La richiesta è di mettere mano ai ritardi autorizzativi, al problema delle reti, all’incertezza del quadro normativo. «Sostenibilità – continua Alberto Ribolla – significa anche guardare alle cose in modo nuovo. Puntare allo sviluppo di fonti rinnovabili non esclude che, nel contempo, si compiano scelte di lungo periodo anche a favore del nucleare più tecnologicamente avanzato, in nome di una diversificazione del mix energetico». Avendo anche coscienza del fatto che «è più efficiente risparmiare energia che produrla. Questo è un dato di fatto da cui partire per avere effetti immediati. Dobbiamo imparare a trattare il risparmio energetico come un’ulteriore sorgente di energia per il Paese».
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