Stefano Righi ospite ieri del Rotary “La Malpensa”

Il caposervizio al Corriere della Sera e responsabile dell'inserto economico del quotidiano di via Solferino a Gallarate

«È successo di tutto nell’ultimo anno e mezzo nei mercati finanziari di tutto il mondo. Adesso, invece, c’è un’aspettativa diffusa di cambiamento e rilancio dell’economia. Dopotutto, oltre l’inverno c’è sempre la primavera». Stefano Righi, caposervizio al Corriere della Sera e responsabile dell’inserto economico del quotidiano di via Solferino, non conosce precisamente cosa accadrà nel futuro degli indici della borsa, ma si aspetta un cambio di rotta. La vittoria di Barack Obama è un primo segno, il taglio dei tassi un altro, anche se i listini continuano a essere negativi.  

Di fronte ai soci del Rotary Club "La Malpensa", dove è intervenuto ieri, 5 novembre, Righi ha elencato una serie di istantanee per raccontare all’uditorio – e ricordare a stesso quando un giorno i suoi figli gli chiederanno della «grande crisi del 2008» – una situazione «mai vissuta prima». Anzitutto, «non avevo mai visto tutti i titoli di piazza Affari con il segno meno – ha affermato – eppure la seduta del 6 ottobre scorso non è stata l’unica». In secondo luogo, non era mai accaduto prima che un colosso bancario, come la svizzera Ubs, «convocasse quattro assemblee in un anno, l’ultima in programma per discutere di "modifiche e interventi sulla retribuzione"». Le azioni del settore creditizio, infatti, sono sempre state quelle ad «alto rendimento»; in questa crisi invece le banche sono state le prime a perdere. Colpa dell’«apertura indistinta al credito» e del fatto che gli istituti dovranno prima o poi tornare a «investire sulle aziende», ruolo che hanno abbandonato da tempo.  

Il rischio di un mancato «ritorno alle cose semplici», ha spiegato Righi, comporta uno scostamento con la realtà delle cose. «Ci sono cittadini – ha detto – per cui l’economia scende così come la Roma perde, che non sono toccati dalle turbolenze finanziare, mentre altri che si sono visti raddoppiare in men che non si dica la rata del mutuo». Quello che importa, ha aggiunto, «è la fine dell’illusione per cui sembrava che il denaro non avesse valore e che fosse possibile spendere anche quello che in realtà non si aveva». I problemi non sono certamente finiti e ancora per un po’, come ha notato il presidente del Club, Andrea Bortoluzzi, si continuerà a «guardare più a Wall Street che al resto».

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Pubblicato il 06 Novembre 2008
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