Mille abbracci ai campioni dello sport disabile
Il Cinema Vela pieno di gente per "Un mondo, un sogno". Sul palco e nei filmati un universo troppo spesso dimenticato. Emozionato Roberto Bof: "In sei anni qualcosa è cambiato"
«Il vento è davvero cambiato, ci sono voluti sei anni ma quello che sta accadendo qui è fantastico». Forse non credeva nemmeno lui ai suoi occhi, Roberto Bof, quando è sbucato sul palco del Cinema Vela per dare il via a “Un mondo, un sogno”, l’appuntamento annuale con lo sport disabile che organizza dal 2003. La galleria piena zeppa, la platea occupata per oltre metà dei posti, qualcuno in piedi: la sala di Masnago ha accolto ben oltre mille persone per un evento che giudicare unico in Italia – per partecipazione e significato – non è un azzardo.
Varese stavolta si distingue in positivo: e se un plauso è giusto che arrivi alla città, quello più grande deve invece travolgere i protagonisti assoluti della serata. Atleti e campioni dello sport disabile, capaci non solo di allenarsi con una forza d’animo assoluta, ma pure di farsi notare in manifestazioni come le Paralimpiadi, con le nazionali di ciclismo e canottaggio di Pechino ospiti d’onore. Dall’altra parte, in sala, tanti atleti abituati a ricevere applausi e che per una volta si sono messi dalla parte del pubblico. Bello vedere i ragazzi di Cimberio, Sestese e Solbiatese, le pallavoliste dell’Mc Carnaghi Villa Cortese, ciclisti, canottieri, dirigenti (tantissime le realtà rappresentate) e allenatori guadagnarsi la loro poltrona anonima per godersi l’evento. Come i politici – in testa
Battute secche, divertenti, che però fanno riflettere: dietro ogni risata c’è una storia da raccontare, semplice o straordinaria che sia come ha sottolineato uno degli azzurri paralimpici. «Roberto, mi hai messo nei casini: io da anni faccio il figo perché guido la macchina pur non avendo un braccio e tu mi fai vedere il filmato di quel signore che guida manovrando con la bocca» ha detto riferendosi a un uomo di Gornate, Bruno Carati, capace di fare tutto tenendo una “bacchetta magica” tra i denti grazie ai dispositivi elettronici ideati dal figlio.
Di storie simili ne sono passate tante sul palco del Vela. Dai ragazzi della Polha che hanno collaborato con il Cesvov (altro "perno" fondamentale per la manifestazione) per la guida alla disabilità di Varese al giovane ciclista senza una gamba Andrea Cusateri che ha ricevuto una bici nuova dopo aver promesso di studiare e non far tribolare i nonni, suoi angeli custodi. E ancora “Gli amici del Gamba”, collaboratori fondamentali per Bof nell’organizzazione, l’Aias di Busto, il ricordo di Giancarlo Micheletti e Daniele Montanari, campioncino delle arti marziali che nonostante la sindrome di Down gareggia e fa risultati contro i normodotati.
Tra i momenti cruciali della serata ecco gli Skorpions, tre volte scudettati nell’hockey su carrozzina elettrica. Per loro le magliette e le carezze della Pallacanestro Varese: «Dobbiamo imparare da loro a vincere i campionati» ha detto Cecco Vescovi; «Per applaudire noi c’è tempo domenica, stasera i complimenti devono essere tutti per questi ragazzi» ha aggiunto Marco Passera riassumendo il pensiero di tutti gli atleti normodotati presenti in sala. L’elenco di emozioni ha coinvolto anche i Vigili del Fuoco nel giorno della patrona: il comandante De Palma ha così premiato due Barbara molto speciali, una volontaria e un’atleta, la nuotatrice Gandini che come ogni anno si è presa la scena con il microfono in mano.
La premiazione del folto gruppo di paralimpici è stata preceduta dalle immagini realizzate dallo stesso Bof a Pechino la scorsa estate: «Mi sono costate un viaggio infinito e quattro chili in meno in un posto dove nessuno parla inglese e non si capisce cosa si mangia» ha detto Roberto per nascondere l’emozione. Un clima stemperato dal racconto del furto di una bandiera poi donata al centro federale di canottaggio di Gavirate.
Già, lo sport dei remi, tanto seguito qui da noi. La chiusura è stata per i ragazzi della Sacra Famiglia di Cocquio che grazie al supporto di molte associazioni ora hanno una barca per fare allenamento. Le immagini di una giornata sul lago, mixate con quelle di un pomeriggio in istituto – tenere e strazianti – hanno dato appuntamento al 2009 lasciando a tutti un groppo alla gola (per quel tanto che ancora si può fare) e un pizzico di orgoglio, perché ogni passo avanti, per quanto piccolo, vale una grande vittoria.
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