Il patto “strozzacomuni”: “Abbiamo 11 milioni, solo 2 si possono spendere”
Palazzo Estense programma opere pubbliche per 26 milioni di euro, ma è una provocazione. Con i vincoli del governo non si possono neanche rinnovare i cantieri aperti
Primi tragici effetti del patto di stabilità. Il Comune di Varese ha oggi nel cassetto quasi 12 milioni di euro, soldi pronti per essere investiti per fare strade, ponti, parcheggi. Ma il "Patto" non glielo consente. E vincola Palazzo Estense a una spesa massima, quest’anno, pari a circa 2 milioni di euro. Quei soldi, per inciso, non bastano nemmeno per il rinnovo dei cantieri già aperti. Se il governo non interverrà, per il Comune saranno guai. Ma è possibile fare il sindaco così? “Diventa una carica simbolica solo per l’ordinaria amministrazione” dice il sindaco Fontana. Senza autonomia decisionale, insomma, siamo più vicini al feudalesimo che alla repubblica.
E , se poi, si guarda al piano delle opere pubbliche, che la giunta ha messo in campo ieri, la forbice diventa ancora più larga: da una parte ci sono i 2 milioni di euro vincolati, dall’altra il comune ha circa 26 milioni di investimenti programmati. In bianco, naturalmente, cioè scritti sul piano delle opere, come tutti gli altri anni, ma che allo stato delle cose non sono attuabili.
L’assurdità di questa situazione, è ancora più evidente se si vanno a spulciare le opere previste. Ogni intervento supera, da solo, il tetto complessivo che Roma ci impone: ad esempio, i 3,3 milioni di euro necessari per la manutenzione straordinaria dei cimiteri di Giubiano e Belforte. Gli 8 milioni triennali per le strade, di cui solo 2 nel 2009. I 5,5 milioni di euro, per rifare l’impalcato ferroviario delle Ferrovie nord. I 2,6 milioni del parcheggio di via Bixio. I 5 milioni per l’edilizia scolastica nel 2009, che in tre anni diventano 18 milioni per 45 scuole.
Basterebbero, forse, solo i soldi per lo sport: 1,1 milioni, previsti per lo stadio, il palaghiaccio, e le palestre. Il sindaco di Varese è allarmato, ma fa notare anche un altro aspetto paradossale: “Siamo costretti a tenerci i soldi in cassa, e per giunta non ci fruttano una lira di interessi. Se ne stanno lì, e basta. Ora, noi stiamo impostando il bilancio come se il patto di stabilità non ci fosse – spiega il primo cittadino – ma se il governo non cambierà idea, faremo delle scelte. Aggiungo che dobbiamo anche tenere via qualcosa per le emergenze”.
Fin qui le questioni di cassa. Ma c’è anche una questione di rappresentatività democratica che viene meno: “Se le cose resteranno così, rimetterò il mio mandato al presidente del consiglio – azzarda il primo cittadino leghista – farò solo ordinaria amministrazione. Infine, lasciatemi dire i nostri conti non sono bloccati per colpa di un dissesto. I nostri predecessori sono stati virtuosi, e hanno sempre rispettato tutti parametri. Chi invece ha fatto il buco, in Italia, ha avuto persino il permesso di fare altri debiti".
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