L’Italia dei comuni e delle signorie
Un ministro non perde occasione per parlar male dei propri collaboratori, che poi ricoprono posti di lavoro al servizio di tutti i cittadini. Un altro invita i “propri” amministratori alla “disobbedienza”, il premier che risponde “me ne frego” e il debito pubblico supera ogni record.
Un panorama sconsolante. Tanto più se ci si ferma ad analizzare alcuni temi tanto dibattuti nei giorni passati.
Prendiamo l’esempio di Malpensa. Un balletto senza fine dove da mesi si parla del ruolo del mercato e poi a farla da padrona è solo la politica e il bisogno del consenso. Il sistema aeroportuale italiano è uno degli indicatori di come va questo paese. Nessuna programmazione vera e una montagna di denaro pubblico utilizzato per tenere in vita scali senza senso e senza alcun mercato. Si resta senza parole quando si deve assistere all’intervento del Gabibbo che racconta gli sprechi.
Il moltiplicarsi delle province è un altro indicatore di come funziona l’Italia. Anche qui una vera proliferazione e puntualmente torna di moda parlare di altri sdoppiamenti dei territori.
Insomma, mentre i processi di globalizzazione e la crisi richiederebbero un vero gioco di squadra, da noi si pensa ai campanili e qualcuno sogna di tornare all’epoca dei comuni e delle signorie.
Non abbiamo dubbi che questo c’entri poco con il federalismo, ma più di qualche perplessità sulla reale volontà della classe politica al Governo di occuparsi delle vere questioni dei cittadini viene eccome.
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