Le pagelle on-line? A Varese non sono una novità

Le scuole della provincia hanno già realizzato, da sole, le promesse di Brunetta. Oggi esiste anche una rete di controllo informatico efficace, in grado di monitorare in tempo reale l'intera provincia

La prima domanda che in molti alunni si saranno posti, dopo l’annuncio di Brunetta, sarà stata: "Ed ora come bigio?". Come aveva già anticipato nel piano E-Gov 2012, infatti, il Ministro ha annunciato l’intenzione di dotare tutte le scuole italiane di pagelle on-line, oltre che di un sistema SMS per avvertire i genitori delle assenze dei figli.

Così, dopo i fannulloni del settore pubblico, sembra che l’implacabile Brunetta abbia preso di mira anche i fannulloni dello studio. Supportato da una Mariastella Gelmini che, felice di aver sorpreso tutti annunciando le materie della maturità su YouTube, sembra esser stata travolta da un improvviso desiderio di tecnologia.

Brunetta ha promesso questa rivoluzione entro il 2012. Andando a leggere il piano nel dettaglio si scopre che l’intenzione del governo è di attivare questi servizi già per il 40% degli istituti entro il 2009.

In realtà basta impegnarsi in una breve ricerca su Internet, o tra le scuole della provincia di Varese, per scoprire che quella che Brunetta e Gelmini etichettano come inevitabile rivoluzione, per alcuni istituti del nord è già preistoria.

Per quanto riguarda la provincia di Varese è difficile ottenere dati precisi, attualmente l’Ufficio Scolastico Provinciale non monitora questo aspetto.

«Sicuramente nei prossimi giorni proveremo ad avere dati più precisi perché questo è un elemento interessante», promette il dirigente Claudio Merletti, «In ogni caso posso già dire che il grado di tecnologizzazione delle scuole della provincia è molto alto, quella dei registri on-line è una prassi già diffusa. Sicuramente è ottimo il coordinamento informatico a livello nazionale e provinciale».

Effettivamente da diversi anni l’Ufficio Scolastico della Provincia di Varese gestisce un database, basato su un software Microsoft, che lo mette in contatto in tempo reale con tutti gli istituti dell’area. Come ci ha spiegato il professore responsabile del progetto, Giuseppe Potente, «Attraverso questo sistema possiamo chiedere qualunque tipo di informazioni alle scuole, che ci rispondono in tempi molto brevi».


Oltre ai classici dati relativi al numero di promossi o bocciati e alle cattedre da occupare, la provincia crea anche database riservati per affrontare ogni esigenza: dal monitoraggio delle esigenze di assistenza per studenti portatori d’handicap a quello sull’immigrazione, dalla ricezione di informazioni anonime sul bullismo alla gestione delle supplenze necessarie a corrispondere il diritto allo studio dei docenti.  Un vero e proprio caso di e-government a livello provinciale, in grado di rendere più agevole e dinamica l’organizzazione scolastica.

Tuttavia per quanto riguarda la pagella on-line o gli SMS di assenza, i costi e le scelte dipendono solamente dagli uffici scolastici. Sono ormai molte le società che propongono direttamente alle scuole questi servizi, come la MasterTraining o la Axios. Tutti i sistemi hanno i loro protocolli e i loro punti di forza, offrendo gradi di sofisticazione sempre crescenti, ben al di là del semplice registro on-line

Tutte le scuole che si sono già dotate di tali sistemi, fino ad ora, l’hanno fatto di tasca loro, creando le prevedibili differenze tra istituti più "ricchi" e istituti più poveri. Un caso particolare, e che potrebbe costituire un modello da seguire, è quello delle scuole di Busto Arsizio: qui il costo del registro on-line è stato coperto in parte dall’istituto, in parte dai comuni di Busto Arsizio e della Valle Olona.


Un pacchetto base per la gestione di una scuola  "2.0" costa oggi almeno 2.000-2.500 euro, ma parliamo di cifre teoriche. Nel caso delle sei scuole superiori bustocche, il costo effettivo è stato di 80mila euro, dei quali 58mila sono stati messi a disposizione dalle scuole, 11mila dal comune di Busto e 11mila dai comuni della valle.

Il vero problema, secondo le associazioni che hanno criticato la proposta Brunetta, come Rete Scuole, non sta nella tecnologizzazione degli istituti, ma in quella delle famiglie. Non stiamo parlando di SMS (i telefonini ormai li hanno tutti) ma di Internet: secondo Eurostat nel 2008 solo il 42% delle famiglie ha potuto usare Internet, contro una media europea del 60%.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 gennaio 2009
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