Crisi del settore lattiero-caseario: operatori lombardi a confronto
Incontro organizzato dalla Commissione regionale “Attività produttive”. Chiesti interventi per una certificazione più rigorosa
Valorizzare le produzioni agroalimentari lombarde e il loro legame con il territorio, difendendole dalla omologazione e dalla delocalizzazione territoriale, certificare le produzioni nell’origine e nella provenienza e renderle trasparenti con una adeguato sistema di etichettatura, prevedere l’indicazione obbligatoria della zona di origine della componente agricola del prodotto.
Sono alcune delle principali richieste avanzate dai rappresentanti di associazioni di categoria e consorzi nell’incontro promosso oggi in Regione Lombardia dalla Commissione regionale "Attività produttive" presieduta da Carlo Saffioti (FI-PdL) sulla situazione del settore agro-alimentare lombardo in seguito alle recenti modifiche della regolamentazione comunitaria sulle quote latte.
"Indubbiamente –ha detto il presidente Saffioti- il Paese sta vivendo una crisi particolarmente grave, legata a processi di finanziarizzazione, cioè al ricorso sistematico di aziende e persone all’indebitamento. Ma la crisi paradossalmente può generare opportunità per chi, come il mondo agricolo, è legato a cose reali e concrete come il cibo, e può quindi contribuire a ridare centralità all’agricoltura, prima generatrice di economia reale. Per agevolare questo processo, cercheremo ora di promuovere nuove normative soprattutto sul fronte della certificazione della provenienza delle materie prime al fine di tutelare il prodotto locale contro il rischio di contraffazione e ci impegneremo per garantire controlli più puntuali nei passaggi di filiera".Sotto accusa infatti è la constatazione di come i prezzi dei prodotti alimentari siano aumentati del 4,3% al consumo, mentre alla produzione sono invece diminuiti addirittura del 14 per cento, dimostrazione secondo gli operatori di settore della presenza di forti inefficienze di filiera.
"Abbiamo chiesto queste audizioni –ha detto il Consigliere regionale del Partito Democratico Gianfranco Concordati- per fare il punto su un comparto strategico della nostra economia regionale. L’agricoltura e la zootecnia lombarda sono infatti oggi a rischio senza interventi strutturali e senza un prezzo equo del latte, nonostante gli investimenti nell’innovazione recentemente compiuti. Lo stesso decreto del ministro Zaia sulle quote latte –ha aggiunto Concordati- è iniquo e non tiene conto che in Lombardia ci sono allevatori che hanno acquistato 400 milioni di euro di diritti di produzione (quote latte)". Anche Antonio Viotto (PD) ha messo sotto accusa il decreto Zaia, colpevole di "fare gli interessi di pochi a danno della grande massa di allevatori in regola che hanno pagato fior di quattrini".Per gli esponenti della Lega Nord occorre puntare soprattutto sulla tutela dei prodotti locali. "Stiamo studiando –hanno detto Luciana Ruffinelli, Giosuè Frosio e Monica Rizzi- un progetto di legge che preveda la certificazione delle produzioni nell’origine e nella provenienza, consapevoli che solo con la difesa della produzione tipica locale si possono porre le basi per il rilancio della competitività della nostra agricoltura".A suscitare le maggiori preoccupazioni degli operatori è in particolar modo la nuova "direttiva nitrati", la cui applicazione porterebbe con sé il serio rischio di ridimensionamento della zootecnia e dell’agricoltura lombarda. "Occorre –ha detto il direttore della Coldiretti Eugenio Torchio- una ferma posizione politica che tuteli l’intera agricoltura regionale evitando che venga messo a suo esclusivo carico un impatto ambientale prodotto invece da altri settori produttivi e nel caso specifico dei nitrati anche dalla collettività civile". "In Lombardia, con i nuovi limiti imposti da tale direttiva –gli ha fatto eco Giuseppe Morelli di Fedagri Lombardia- verrebbero a mancare oltre 200mila ettari di superficie agricola utilizzabile. In sostanza terra introvabile con superficie da raddoppiare e capi che non possono essere certo dimezzati".Ad attraversare la crisi maggiore sono il settore del latte e dei prodotti lattiero caseari, che interessa attualmente in Lombardia 5mila e 978 aziende, impiega oltre 13mila addetti per 1.700 milioni di euro di valore di produzione primaria. Le quotazioni di burro, polvere e formaggi sono scese ai minimi storici a fronte invece di un aumento dei costi di produzione, mentre "si assiste ad un’invasione di latte estero a prezzi infimi", come ha evidenziato il presidente della Cooperativa Latte Santangiolina Antonio Baietta. Da qui alcune richieste: ritirare dal mercato una quota di produzione da destinare alla polverizzazione, favorire l’aggregazione dei produttori agricoli in filiere organizzate ed efficienti, concordare un prezzo di riferimento per la campagna 2009/2010 sviluppando un nuovo modello di determinazione del prezzo interprofessionale.
"Sono rimasto particolarmente impressionato dall’intervento del presidente Baietta –ha detto il Consigliere regionale Mario Sala (FI-PdL)- soprattutto quando ha richiamato la necessità di porre tra gli obiettivi prioritari l’integrazione di filiera per mantenere vivo il tessuto produttivo delle aziende agricole lombarde. La stessa legge regionale sulla competitività si pone questo obiettivo attraverso il riconoscimento dei distretti e dei meta distretti".Gli interventi che si sono succeduti hanno quindi evidenziato come per la competitività della zootecnia lombarda sia necessario fissare riferimenti irrinunciabili come la qualità delle produzioni, l’imprescindibile legame col territorio, la trasformazione in formaggi DOP e tradizionali, un rapporto sempre più diretto con il consumatore finale (filiera corta).
Ad intervenire oggi ai lavori della Commissione regionale "Attività produttive" sono stati i rappresentanti regionali di Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Copagri, Aral, Confcooperative, Legacoop, Cooperativa Agricola Casearia Santangiolina di Lodi, Consorzio Latterie Virgilio, Latteria Soresina, Consorzio Produttori Latte Milano, Consorzio per la tutela del Formaggio Grana Padano, Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, Consorzio per la tutela del Provolone Valpadana, Consorzio per la tutela del Formaggio Gorgonzola, nonché i rappresentanti dell’Associazione provinciale Allevatori di Como e Lecco e i rappresentanti bergamaschi di Coldiretti, Cia, Apa e Upa.
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