Strage di Rho, la pista del delitto “passionale”
Le indagini puntano ai cattivi rapporti fra Umberto Catapano e il nuovo compagno dell'ex moglie. Il padre Francesco sarebbe rimasto vittima innocente come testimone scomodo dell'agguato. I carabinieri smentiscono di aver fermato persone, ma vi sarebbero due o tre indagati
Non vi sarebbe l’ombra della criminalità organizzata, ma quella di un delitto per così dire "in famiglia", dietro la strage di Rho, per la quale sarebbero sotto torchio da martedì due o tre persone. Almeno questo pare l’indirizzo degli inquirenti; l’alternativa è un regolamento di conti in ambienti criminali di non grande spessore.
Umberto Catapano, 36enne ambulante con precedenti, e il padre Umberto, 71 anni, incensurato, erano stati crivellati di colpi d’arma da fuoco lunedì mattina in via Aldo Moro mentre si trovavano a bordo della loro Mercedes. Da subito sono partite indagini a trecentosessanta gradi, con l’interessamento dei massimi livelli locali dell’Arma dei carabinieri: sul posto si era recato il colonnello Giuseppe Spina del gruppo territoriale di Monza. Ben presto ci si è indirizzati, fra le varie piste, verso le relazioni familiari di Umberto Catapano che, separato, era in rotta per la custodia del figlio quindicenne con l’ex moglie, residente a Rho, nelle vicinanze del luogo dell’agguato, con il nuovo compagno. Catapano poteva tenere con sè il ragazzo nei soli weekend: lunedì mattina si stava recando proprio dall’ex consorte. Sembra che la sera prima del delitto vi fosse stata una lite per la riconsegna del ragazzo alla madre, la quale temeva che l’adolescente seguisse le orme di papà cacciandosi a sua volta nei guai. Catapano come detto era noto alle forze dell’ordine per una serie di episodi, culminati l’anno scorso in un raid nell’autogrill di Pero in compagnia di nove complici; qualche anno fa anche gravi maltrattamenti ai danni del padre ormai pensionato. Quest’ultimo sarebbe rimasto vittima innocente della situazione lunedì mattina, forse solo come testimone scomodo da liquidare da parte del o dei killer. Ma soprattutto, Catapano sarebbe stato in rapporti pessimi con il nuovo compagno dell’ex moglie. Quest’ultima sarebbe peraltro estranea al delitto.
La modalità dell’esecuzione ha fatto pensare a un crimine di tipo mafioso, ma la realtà sarebbe in ogni caso più prosaica e banale. Da martedì due o tre persone vengono sentite per chiarire vari aspetti della vicenda: i carabinieri si mantengono abbottonatissimi e da Rho smentiscono per ora di aver effettuato dei fermi, ma si potrebbe essere vicini ad una svolta. Già entro la fine della settimana si dovrebbe poter delineare il quadro alla base di questo fatto di sangue gravissimo che ha sconvolto l’hinterland milanese.
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