Sacconago, voci dall’abbandono
I commercianti chiedono interventi per rivitalizzare il centro storico degradato, ma avvertono: "No alla zona pedonale, non vogliamo finire come i colleghi di Borsano". Le contraddizioni di una frazione dall'identità ancora sentita
Sacconago, una frazione con una sua identità forte, eredità dei tempi ormai lontani in cui fu Comune (fino al 1928). L’annessione a Busto Arsizio non è mai stata digerita del tutto, e anche se l’esplosione urbanistica ha unificato i centri, nella frazione resta un qualche rancore di fondo verso Palazzo Gilardoni. Non basta a consolare più di tanto che lo stesso sindaco, Gigi Farioli, sia sinaghino di nascita. Si vede sempre pieno il piatto del centro città, e sempre vuoto quello del centro storico della frazione, da decenni in preda a un degrado che non si è fin qui riusciti ad arrestare. Potrebbe dare una svolta, se andrà effettivamente in porto, il piano integrato d’intervento (PII) della zona adiacente la via Bellotti e la Chiesa vecchia sinaghina (a Gésa Vègia), gioiellino settecentesco in parte restaurato, rilanciato e "riscoperto" in anni recenti. Questo forse l’intervento più significativo, fin qui, in un’area che resta in attesa di novità. Si attende che cambi volto la zona con il complesso residenziale che sorgerà sul lato a ovest di via Bellotti e a nord della piazza, e con i parcheggi previsti dove oggi c’è il vecchio oratorio maschile – quello nuovo, grande e moderno, è nella periferia di Sacconago, e fu inaugurato presente l’arcivescovo Tettamanzi, anche qui la chiesa come unico fattore di cambiamento.
Fra i commercianti della zona si nota un mix di frustrazione, abitudine, disincanto, quasi rassegnazione. Non tutti sono anziani: c’è chi manda avanti le attività di famiglia, lottando per farle sopravvivere in un contesto che sembra inaridirsi e togliere vita alla frazione come entità autonoma. La fiorista all’angolo di piazza Noè mette le mani avanti: «Non facciano come a Borsano!» Lì la semi-pedonalizzazione di piazza Toselli si è risolta in un fallimento, esacerbato dalle alluvioni di quest’estate. «Lì non c’è passaggio, il panettiere ha chiuso, anche gli altri hanno avuto problemi. Non si pensi che qui a Sacconago basti mettere il parcheggio all’oratorio e poi chiudere alle auto… quel posteggio sarà il garage di tutti quelli che abitano intorno, punto. Se vogliono fare dei parcheggi per l’utenza dei negozi possono mettere quelli a pagamento, purchè poi i vigili o gli ausiliari, così occhiuti altrove, passino a controllare. Noi siamo anche disposti a rendere di tasca nostra l’euro al cliente, ma non ci si prenda in giro, ecco».
Il signor Reginaldo, che ha un negozio di scarpe proprio dietro la chiesa, lamenta che tutto è fermo, immobile, «le case vecchissime, avessi vent’anni in meno le demolirei io stesso certe… Via San Carlo è una scena pazzesca». Poi ci sono contrasti stridenti. «Entri in centro da via XI Febbraio (stretta fra due cortine edilizie secolari, senso unico alternato con semaforo ndr), trovi a sinistra un edificio nuovo e uno in costruzione, a destra subito una casa vecchissima, con le crepe e gli intonaci scrostati». Ed è solo un esempio dei tanti. In piazza Leone XIII l’elegante Villa Gagliardi, oggi ufficio del giudice di pace, affianca capannoni industriali cadenti (quelli usati fin qui come deposito per i mezzi della Protezione Civile e per i carri carnevaleschi della Famiglia Sinaghina) e grigie edificazioni "popolari" per l’immigrazione dal Sud (gelese, in maggioranza), come il Serpentone, di pessima fama fino a non molti anni fa. Nei cortili più o meno degradati, o in parte ristrutturati, del centro storico si è insediata una colonia marocchina che sembra stare sulle sue. Non si registrano attriti particolari, ma diffidenza e incomprensione spesso sì. «Con gli immigrati comunque parliamo, constatiamo che sono gente come noi, l’importante è che si integrino» dice il signor Reginaldo. «Poi, è vero che molte donne hanno paura ad andare in giro da sole, si sentono mangiate con gli occhi…» Come se in materia gli italiani avessero bisogno di maestri. «Da evitare è comunque il degrado, perchè qui nel centro sta morendo tutto. E il degrado attira di tutto. Il Comune deve intervenire, perchè senza iniziative serie, qui passa la voglia di mettercisi». Di crederci, al rilancio.
Ed è un peccato. Non solo perchè l’iniziativa edilizia che sopra citavamo potrebbe (sperabilmente) cambiare in meglio la zona. Ci sono comunque segnali di vitalità, tutto intorno a questo piccolissimo centro storico. All’imbocco della strettoia di via XI febbraio, sul lato esterno, una nuova gelateria ha fornito un apprezzato luogo d’incontro per i ragazzi e non solo, nella bella stagione. Il cinema teatro Lux, in piazza San Donato, è stato rilanciato e in alcune serate ha fatto il pienone; chi il pieno lo fa sempre è una nota pizzeria di via Reginaldo Giuliani, a poca distanza. A volte trovare da sedercisi non è più facile che cercare parcheggio in Liguria a Ferragosto. Tante contraddizioni, insomma, per una frazione che non vuole rassegnarsi a diventare un anonimo dormitorio per pendolari o una fredda casa di riposo per anziani che non riconoscono più il loro piccolo paese d’una volta, tutto cortile, chiesa e fabbrica.
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