Assalto all’ufficio cambi, un arresto

I carabinieri di Campione d’Italia chiudono il cerchio dopo il colpo che fruttò 250 mila euro. Il malvivente: “Servivano per l’operazione di mia madre”

A tradirlo i suoi tatuaggi e il cellulare, che con un lavoro certosino, i carabinieri sono riusciti a rintracciare e collegare col colpo. Duecentocinquantamila euro volati via dopo la rapina commessa il 16 agosto 2009, ai danni “dell’Ufficio Cambio e gettoni “speciali” del Casinò di Campione d’Italia (CO), ubicato presso il valico autostradale di Como – Brogeda.
I Carabinieri del Nucleo di Campione d’Italia il 26 gennaio 2010, dopo vari mesi d’indagine, hanno concluso una complessa attività investigativa convenzionalmente chiamata “Diapason” (nome della forma nella quale è stato costruito il nuovo Casino di Campione d’Italia).
Il rapinatore la notte di ferragosto, parzialmente travisato ed armato di pistola semiautomatica, dopo aver immobilizzato e legato il dipendente dell’ufficio ed un cliente in quel momento presente, si era appropriato della consistente somma in contanti di circa 250.000,00 Euro, riuscendo a fuggire prima che l’addetto del Casinò riuscisse a dare l’allarme e segnalare l’accaduto alle tante forze di polizia doganali presenti a breve distanza dal luogo del reato.
Il notevole “bottino” accaparrato dal malvivente, era il denaro che i tanti clienti della casa da gioco del Casinò di Campione d’Italia (CO), avevano consegnato all’ufficio, ricevendo in cambio delle “fiches” o dei “coupon” per evitare di esportare gli euro in territorio svizzero.
Le indagini dei Carabinieri di Campione d’Italia, rese particolarmente difficili dalla mancanza assoluta di elementi utili all’individuazione dell’autore del reato, sin da subito rivelavano, però, una dinamica ed un “modus operandi” del solitario rapinatore, tipico di coloro che conoscono perfettamente le procedure e le abitudini dell’ufficio rapinato.
Altrettanto singolare è sembrato agli investigatori l’abbigliamento del rapinatore, che in piena estate, indossava un giubbotto in pelle e del vestiario inadatto all’azione criminale; le indagini degli inquirenti hanno, infatti, dimostrato che il particolare vestiario del malvivente serviva per nascondere i suoi tanti e vistosi tatuaggi che avrebbero potuto facilitare la sua identificazione.
Dai pochi elementi in possesso ai Carabinieri hanno avviato le indagini, supportate sia da metodi tradizionali, con pedinamenti e osservazione, sia dalle più moderne tecniche investigative.
I militari del Nucleo di Campione d’Italia (CO), ben consci del grave allarme sociale che aveva ingenerato il crimine di Brogeda, immediatamente si impegnavano ad esaminare migliaia di dati riferibili a celle telefoniche che coprivano il luogo del reato, ed i conseguenti contatti telefonici, nonché tutti i transiti autostradali della giornata e, quindi, le auto che erano transitate per il valico autostradale. Grazie anche a questo certosino lavoro riuscivano a restringere il campo dei sospettati sino ad individuare un cliente abituale del Casinò Municipale di Campione d’Italia che aveva organizzato il colpo e il suo complice albanese che era entrato nell’ufficio armato di pistola ed aveva svaligiato le casse dell’ufficio cambi della suddetta Casa da gioco.
Le attività investigative dei Carabinieri dell’enclave italiana – pienamente condivise dalla Procura della Repubblica e dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Como – portavano all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del rapinatore identificato in Veliu Adist, nato a Fier (Albania) nel 1987, e alla denuncia in stato di libertà per il suo complice italiano.
Il cittadino albanese – che pensava, ormai, di averla fatta franca e non sospettava minimamente di essere pedinato da parecchio tempo dai Carabinieri di Campione d’Italia – veniva tratto in arresto nei giorni scorsi a Milano, dove da anni viveva in clandestinità.
Il rapinatore all’atto dell’arresto ammetteva le proprie responsabilità e confessava agli inquirenti di aver commesso il grave reato perché spinto dal bisogno di parecchio denaro, necessario per pagare un delicato intervento chirurgico alla propria madre.

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Pubblicato il 28 Gennaio 2010
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