La danza dei numeri
Dieci milioni di abitanti e una popolazione sempre più vecchia sono due questioni delicate su cui il nuovo governo della Lombardia dovrà intervenire
Siamo la popolazione più vecchia del mondo e Varese non fa eccezione. Il 20% dei residenti ha oltre 65 anni. A questo si aggiunge una costante crescita degli abitanti. Da qui al 2015, secondo l’Istat, in Lombardia vivranno dieci milioni di persone, quota a cui ci stiamo avvicinando già ora. Questo significa che dal 2000 a oggi siamo cresciuti quasi di un milione di abitanti. Un numero che da solo spiega quanto sia complesso, e lo sarà sempre di più, governare questa regione.La situazione non è poi tanto diversa se guardiamo alla sola nostra provincia. In cinque anni la popolazione è cresciuta di 42mila unità. E si badi bene, questo dipende solo per metà da una maggiore presenza di stranieri.Il dato si fa più interessante se andiamo a guardare più a fondo dentro questi numeri, perché le dinamiche demografiche e sociali svelano un territorio e una società che cambiano profondamente. Forse, senza tanti giri di parole, sarebbe più corretto dire invecchiano. In poco tempo, infatti, gli ultra sessantacinquenni passano dal 18,5% della popolazione totale del 2003, al 20% del 2008. Significa che la metà esatta dell’incremento dei residenti riguarda i cittadini più anziani. Un dato che viene confermato dal numero dei pensionati che passano da 248mila a 284mila. Gli occupati nello stesso periodo crescono da 375mila a 391mila addetti a cui vanno aggiunti i lavoratori frontalieri, 15.500 del 2003 e 19.500 del 2008.Una girandola di numeri che c’è da augurarsi venga subito raccolta da tutti i candidati che si presenteranno alle prossime elezioni. Una popolazione che cresce con questo ritmo e nello stesso tempo invecchia così rapidamente richiede attenzione, e tante risposte non possono essere lasciate solo ai singoli cittadini o alle famiglie. Sono diverse le questioni che emergono. Da una parte il rischio che tutto il sistema del welfare, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi trent’anni, non regga più. E già oggi, al di là di alcune tensioni sociali, dobbiamo alla forte presenza degli stranieri la quadratura di alcuni conti. Una crescita così forte di cittadini pensionati non trova pari riscontro nell’incremento dei lavoratori. Dall’altra proprio questo dato apre un altro grande pericolo che riguarda i giovani. Se per loro non si aprono reali opportunità di occupazione la via di uscita più immediata potrebbe venire dall’abbandono del nostro territorio procurando così un ulteriore processo di invecchiamento della popolazione. Trovare un equilibrio diventa perciò una delle priorità più urgenti per la prossima squadra di governo regionale.
Pubblicato anche sulla Prealpina del 30 gennaio
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